Il made in Como non rischia di parlare straniero

alt

Il futuro della seta
Acquisizioni come quella di Loro Piana da parte di Lvmh sono improponibili sul Lario

Viste da qui, da Como, certe operazioni che ormai da anni caratterizzano il mondo della moda e del lusso hanno dell’incredibile. È di ieri, per esempio, l’annuncio che Lvmh – la maison francese del lusso con 77mila dipendenti, oltre 23 miliardi di euro di fatturato e proprietaria di marchi come Bulgari, Dior, Louis Vuitton, Pucci, Kenzo e molti altri – ha acquisito l’80% delle azioni di Loro Piana per 2 miliardi di euro.
Cifre da capogiro, livelli lontanissimi dal made in Como dove un’azienda

da 10 milioni di euro di ricavi è media e una sui 100 è addirittura grande. Qui, sul Lario, quando Marzotto ha rilevato Ratti ha sborsato 20 milioni di euro: tutta un’altra cosa rispetto ai colossi del lusso, la citata Lvmh ma anche l’altro gruppo francese Ppr (Pinault-Printemps-Redoute), aziende che hanno fatto shopping di marchi, competenze e qualità in giro per il mondo, che spaziano dai profumi ai gioielli, dallo champagne alla moda. E che in Italia hanno comperato molto. Gucci o Brioni, per esempio, ma anche lo storico caffè milanese Cova, che proprio Lvmh ha strappato a Prada.
Insomma, altri e ben più alti livelli. Il dubbio su cui non si può non riflettere è però il seguente: per le aziende del made in Como del tessile sarebbero possibili coinvolgimenti in questa “galassia” di acquisizioni? E, ancora, sarebbe un fatto positivo o negativo? È un “no” deciso la risposta alla prima domanda da parte di due esponenti di spicco della seta comasca, Alessandro Tessuto e Moritz Mantero.
«Non vedo alcun motivo – spiega Alessandro Tessuto – per cui un big della moda dovrebbe comperare una delle nostre aziende. Sono già in una posizione di estrema forza nei nostri confronti come fornitori, non hanno alcun interesse a una partecipazione societaria. E poi non dimentichiamo che Lvmh con Loro Piana ha acquisito un marchio, una presenza importante in uno specifico mercato, non certo solamente un’azienda produttrice di tessuti, sia pure pregiatissimi».
Identica la riflessione di Moritz Mantero, secondo il quale «l’operazione è stata sicuramente sul marchio Loro Piana, sulla rete distributiva dell’azienda piemontese, sui mercati che presidia con successo. E nel caso di Como – aggiunge Mantero – pur con tante eccellenze nessuna realtà ha appeal di questo genere: nessuno ha un marchio riconosciuto e di successo sui mercati finali, nessuno ha una rete di negozi nel mondo».
Anche allargando la riflessione a possibili accordi e ingressi societari nelle realtà del made in Como, la prospettiva pare lontana se non impossibile. «Prada, Armani o magari Dolce&Gabbana soci di aziende del made in Como? Che interesse avrebbero? Nessuno, quindi è improbabile che accada», rimarca Mantero.
«È pur vero – aggiunge Tessuto – che la stoffa nel campo della moda è componente fondamentale, così come è vero che anche colossi della moda come Lvmh o Ppr hanno tutto l’interesse a vedere sopravvivere un artigianato del bello e del lusso come quello del distretto serico comasco, però alla fine prevalgono logiche di business. Loro sono clienti, noi fornitori, senza coinvolgimenti particolari e senza problemi. E per loro è meglio così».
«Mi chiedo – conclude Moritz Mantero – perché gruppi come Lvmh o Ppr non esistano in Italia. Addirittura perché nel nostro Paese, turistico per natura, ci sia una sola grande catena di alberghi italiana. Evidentemente non sappiamo fare aggregazione, e non è un bene».

Giorgio Civati

Nella foto:
L’industria lariana produce stoffe di qualità ma non può vantare marchi riconosciuti sul mercato

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.