Il movente: un debito e le umilianti botte in pubblico

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Come si è arrivati al delitto
L’ultima lite solo quattro giorni prima degli spari. L’arma non è ancora stata trovata

Il movente sarebbe da ricercare – secondo la tesi dell’accusa – in un debito per una partita di droga (hashish) non pagata. Circa 100, 120 euro per l’arrestato – più volte sentito dagli inquirenti nelle scorse settimane e finito da subito tra i sospettati – decisamente più alto per i carabinieri, anche se non superiore ai mille euro. Ma forse, a pesare di più – sempre tenendo fede all’ipotesi della Procura di Como – sarebbero stati diversi pestaggi, subìti da quello che

oggi è l’assassino, per mano della vittima. Pare che uno di questi fosse addirittura avvenuto in pubblico, in mezzo alla gente, in modo particolarmente umiliante. Un’ultimo sgarro che potrebbe aver scatenato il sentimento di rivalsa nell’animo del pescatore di Domaso. L’ultimo pesante litigio tra i due sarebbe addirittura antecedente solo di quattro giorni all’omicidio. Un pestaggio che potrebbe aver fatto prendere al sospettato la decisione di imbracciare un’arma calibro 22 e di attirare Sandrini in un tranello lungo la pista ciclabile, proprio con la scusa di quel debito da saldare. Non è stata l’unica pista seguita dagli inquirenti in questi mesi di indagini. Ma questa è quella su cui tutti gli elementi che via via si aggiungevano hanno ricondotto.
L’arma del delitto non è ancora stata trovata. Ma se veramente fosse stato Cerfoglio il colpevole, non avrebbe impiegato molto a salire su una barca e ad allontanarsi dalla riva per poi gettare il fucile (oppure la pistola, non c’è ancora certezza) nelle profonde acque del Lario.
Fatto sta che a casa del sospettato, cosa ritenuta strana, sarebbero stati rinvenuti proiettili calibro 22 (per la verità di una marca differente da quelli trovati sul luogo del delitto), ma nessuna arma. È logico tenere munizioni senza avere una pistola o un fucile? E come spiegare le tracce di polvere da sparo che sarebbero state rinvenute sul giubbotto?
La risposta arriva direttamente dall’avvocato dell’arrestato, Pietro Bassi, che assiste il pescatore con l’aiuto della collega Alida Sacchi. «Quell’indumento gli era stato regalato da un’altra persona a dicembre e non era suo – ha replicato il legale – E poi anche il debito tra il mio assistito e Sandrini era così basso da non giustificare il delitto. Insomma, credo che si possa dire che Cerfoglio si trovasse nel luogo sbagliato nel momento sbagliato».
«Non so ancora la data dell’interrogatorio – conclude l’avvocato Bassi – Di certo è ancora presto per esprimere giudizi sull’ordinanza di custodia cautelare e sulle indagini. Era da un po’ che i carabinieri stavano attorno al mio assistito. Nelle scorse settimane era già stato sentito più volte e ha sempre risposto alle domande».

M. Pv.

Nella foto:
L’uscita dalla caserma di Como del sospettato per il delitto della pista ciclabile (foto Mv)

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