IL MENESTRELLO E LA LACRIMA

di MAURIZIO PRATELLI

Emozioni davanti alla tv
Diciamo la verità. Quando abbiamo visto il nostro Davide avanzare dinoccolante sul palco dell’Ariston, ci siamo tutti un po’ commossi. In fondo siamo fatti così, noi duri d’acqua dolce.
Appena il corsaro del Lago di Como si è materializzato al Festival di Sanremo, mille ricordi sono affiorati come d’incanto. Lui ha provato a scrollarsi di dosso anche questo “peso”, ma non ce l’ha fatta. Sapeva bene che se avesse bucato lo schermo, e lo ha bucato, ci avrebbe trovati tutti lì, seduti

a guardare la televisione con gli occhi lucidi. E quando Elisabetta Canalis, presentandolo, ha salutato tutti i comaschi, un pizzico d’orgoglio tutto lacustre si è fatto sentire.
Perchè Sanremo è Sanremo. E l’effetto che fa quando in gara c’è uno di noi, non lo avevamo mai provato. Davide è un figlio di questa città, di questo lago. In ogni sua canzone, anche quando si imbarcano per Cesenatico o la Sardegna, si respira l’odore delle nostre terre. Tutti abbiamo dentro queste radici che affondano nel cuore, forse anche più in profondità di quel che pensiamo.
De Sfroos è riuscito a tirarle fuori, a raccontarle come nessun altro di noi è stato finora capace. Un po’ per l’antica gelosia con cui conserviamo i nostri ricordi, un po’ perchè abbiamo trovato un testimone autentico e sincero a cui affidarli. Sono al sicuro, sono nella cassaforte di Yanez. Un pirata di cui tutti si fidano: un artista vero, un uomo semplice al quale non puoi non credere. Anche se canta in dialetto.
Le sue canzoni sono oneste come i personaggi di cui si cibano; lo sono diventati persino i romantici contrabbandieri che hanno regalato attraverso la sua musica meravigliose ninne nanne. Davide Bernasconi da Mezzegra ci ha abituati da tempo ai suoi ritorni da trionfatore. Ma quello da Sanremo, dopo una settimana indimenticabile, farà sbiadire persino la conquista di New Orleans, quando grazie a De Sfroos le acque limacciose del Mississippi conobbero le dolci carezze delle onde lariane. Questa battaglia, per tanti versi già vinta (persino i “nemici” della prima ora vogliono tornare a casa a bordo del suo veliero) Davide non la dimenticherà facilmente. In questi giorni, prima di riportare a Como il nostro forziere pieno di canzoni, ne parlerà ancora a lungo con la sua ciurma, che magari si chiederà: “Non succede, ma se succede? Se questo benedetto Festival lo dovessimo davvero vincere? Se veramente De Sfroos venisse eletto sindaco di Sanremo?” Vedremo. Intanto, per una volta, questa sera, godiamocelo mentre canta una canzone tutta in italiano. Un brano di quel De Gregori a cui Davide deve molto, almeno tanto quanto Francesco deve qualcosa a Bob Dylan. Un principe e un pirata della canzone idealmente sullo stesso palco a cantare Viva l’Italia. Ci scapperà un’altra lacrima, e non sarà l’ultima: ci piacerebbe piangere fino a sabato. Ma diciamo la verità, Davide il festival delle canzonette di Gianni Morandi lo ha già vinto. È stato un grande Sanremo, il più bello di sempre. Ma domenica tutto tornerà come prima, o quasi.

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