IL MESE PIÙ DIFFICILE NON CANCELLA LE COLPE

di GIORGIO CIVATI

A ciascuno il suo
C’erano una volta – in economia – gli anni buoni e quelli meno buoni. Addirittura i trend pluriennali, le tendenze o addirittura le macrotendenze su cui impostare riflessioni, investimenti, strategie. E se anche ogni settore era differente, qualche tendenza generale si poteva più o meno sempre riconoscere. Oggi, invece, non è più così. Lo dimostra benissimo, nella sua negatività, l’indagine rapida di Confindustria Como e Confindustria Lecco sul mese di ottobre: quell’ottobre terminato solo

un paio di settimane fa sembra infatti essere stato un momento drammatico, una sorta di nemesi del crollo in atto da tempo, con indicatori quasi tutti allarmistici.
Vero, in ottobre la crisi mondiale ha accelerato, l’Italia è finita nel mirino della speculazione finanziaria mondiale, il governo Berlusconi ha iniziato a sgretolarsi, le banche sono finite sotto accusa per la gestione dei nostri soldi e per le modalità con la quale li prestano. Tutto vero, però quanto ha inciso la situazione generale sulle aziende lariane? Quanto è globale l’economia di due aree del “profondo Nord” affacciate sui due rami del lago?
Davvero l’andamento dei tassi dei titoli di Stato, le manovre della Banca centrale europea, la sfiducia dei mercati finanziari verso l’Italia e tutto il resto incidono così profondamente sull’azienda tessile comasca o su quella metalmeccanica lecchese?
Quale che sia la spiegazione, demandata a economisti e studiosi, sta di fatto che ottobre è stato un mese, a dir poco, negativo per l’economia locale. Ordini in contrazione per due terzi degli interpellati, rallentamento della produttività, attese di un ulteriore peggioramento dello scenario economico a breve.
Ciò che però colpisce maggiormente nell’indagine delle associazioni degli imprenditori comaschi e lecchesi è il capitolo pagamenti. Anzi, mancati pagamenti. La rilevazione pone infatti l’accento sul peggioramento della situazione finanziaria, sull’incrinarsi dei rapporti tra banche e sistema produttivo. Il risultato è un deteriorarsi progressivo delle difficoltà, quasi un “contagio” tra chi non paga e quanti invece vorrebbero continuare a farlo. Se un cliente non paga il proprio fornitore, il problema infatti raddoppia. Se un’azienda fallisce, i suoi debiti diventano un problema per tutti quanti avevano rapporti economici. In un concatenarsi ed espandersi delle difficoltà che, prima o poi, riguarderanno anche quanti erano solvibili, affidabili, positivi.
In questa situazione di per sé difficilissima, tra colpe del sistema e delle banche, qualche appunto va fatto anche agli imprenditori. Non pagare, o rimandare per mesi un pagamento, è infatti facile ma profondamente sbagliato. Tra limature ai costi, razionalizzazioni organizzative, studio di nuovi prodotti e ricerca di mercati inesplorati, non deve essere dimenticato il semplice ma fondamentale impegno a pagare.

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