Il “miracolo” del piccolo Riccardo. Pesava solo 460 grammi, ora sta bene

Sanità – Il bimbo, che è nato il 14 marzo scorso, ha raggiunto i 3 chili di peso
Straordinario risultato al Sant’Anna. I genitori: «Emozione fortissima»
I numeri erano inesorabilmente tutti contro di lui. Quando è nato, il 14 marzo scorso, pesava meno di mezzo chilo, 460 grammi per 28 centimetri di lunghezza.
La sua voglia di vivere, però, sostenuta dalla professionalità del personale del Sant’Anna e dall’amore di mamma e papà, è stata più forte di ogni statistica. E oggi, a quattro mesi di distanza, Riccardo ha raggiunto il traguardo dei 3 chilogrammi di peso e inizia una nuova vita nella sua casa di Veniano, con i genitori. Una vita
identica a quella di qualsiasi altro neonato venuto al mondo nei tempi dettati dalla natura.
Per Maria Elisabetta e Denis Raso, 29 e 30 anni, in attesa del loro primo figlio, il 14 marzo scorso sarebbe dovuto essere un giorno come un altro.
«Avevo una visita di controllo di routine – ricorda la giovane mamma – nulla di particolare. Ero alla 26ª settimana di gestazione e stavo benissimo». L’esito della visita però non è quello sperato. Il piccolo nell’utero materno non cresceva più, il quadro clinico era oltremodo preoccupante.
Immediato l’invio al pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Sant’Anna. «I colleghi hanno chiesto il mio intervento – ricorda il primario, Renato Maggi – Non era facile prendere una decisione. Ho discusso e ragionato con gli altri medici, poi ho spiegato chiaramente ai genitori che la soluzione migliore sarebbe stata un cesareo d’emergenza».
Inutile chiedere a mamma Maria Elisabetta cosa abbia pensato in quell’istante.
L’unica risposta è un viso rigato dalle lacrime che si volta verso la carrozzina nella quale Riccardo dorme beato. Parla invece papà Denis: «Ho detto al primario: sono un idraulico, il medico è lei. Mi fido, faccia quello che è meglio per il nostro bambino».
Alle 15.06 è nato Riccardo. Ma usare la classica metafora del primo vagito sarebbe una falsa forzatura. «Il bambino non era in grado di respirare autonomamente e la quasi totalità dei suoi organi era immatura – spiega il primario della terapia intensiva neonatale Mario Barbarini – È stato rianimato in sala parta e trasferito in terapia intensiva. Per 8 giorni è stato attaccato a un respiratore, in grave pericolo di vita. Tra i prematuri sotto i 500 grammi solo il 10% sopravvive e, di questi 10, solo 2 non hanno complicanze permanenti».
Tradotto, solo 2 su 100 potranno avere una vita normale.
«E Riccardo è uno di questi», dicono all’unisono Maggi e Barbarini senza riuscire a nascondere l’emozione.
«Non so più quante volte ci hanno detto che era in pericolo di vita – ricordano ancora la mamma e il papà – Sono stati momenti difficilissimi. E tornare a casa è stata un’emozione fortissima. Vogliamo davvero ringraziare tutto il personale dell’ospedale che in questi mesi è stato la famiglia di Riccardo. E anche la nostra».
Il primo contatto tra mamma e figlio è avvenuto soltanto un mese dopo la nascita.
«Si chiama “terapia del canguro” – spiega la caposala, Anna Maria Alessi – Il bimbo viene posato sul petto della mamma, un contatto pelle a pelle indispensabile quanto le terapie per il benessere del piccolo. Solo dopo circa tre mesi infatti i genitori di Riccardo hanno potuto prendere in braccio in modo “normale” il loro bambino. Nella fase precedente hanno dovuto imparare a trasmettergli in altro modo il loro amore. Niente carezze, ad esempio, ma solo le mani ferme posate su di lui. Sono stati bravissimi e questo, insieme a tutto il resto, ci ha permesso di essere qui oggi a festeggiare la nuova vita di Riccardo».

Anna Campaniello

Nella foto:
Riccardo in braccio alla mamma. Con loro, il papà (con la camica a quadri), medici e infermieri

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