Il mondo dell’artigianato: «Dopo i tanti morti per il contagio non facciamo morire le imprese»

Artigiano

Hanno riaperto le botteghe ieri, gli artigiani comaschi.
Si tratta di diverse migliaia di imprese (oltre 15mila quelle censite sul Lario a giugno 2019) che danno lavoro a decine di migliaia di persone. In tutta la provincia, oltre il 94% delle aziende ha meno di 10 dipendenti. Nelle due associazioni di riferimento, Confartigianato Imprese e Cna non sono arrivate segnalazioni di particolari problemi nelle riaperture, ma il momento rimane delicato, per non dire drammatico.
«Oggi l’approccio al ritorno al lavoro è sicuramente positivo – spiega il segretario generale di Cna, Ivano Brambilla – ma adesso aspettiamo il decreto di ripartenza, dovrebbe arrivare tra mercoledì e giovedì. All’artigiano occorre che alle belle parole per le piccole e medie imprese arrivate dalle parti politiche seguano i fatti».
«Ho scambiato quattro chiacchiere con alcuni amici associati – fa eco Roberto Galli, presidente di Confartigianato – Nella maggior parte dei casi, oggi si è preparato il luogo di lavoro per renderlo idoneo. Si è iniziato a ricevere qualche materiale e materia prima, a lavorare sui pochi ordini che erano rimasti inevasi. In queste prime settimane non si può parlare di ripartenza e di operatività al 100%, chi è più fortunato lavorerà al 60%. A parte chi è legato alla filiera dell’alimentare, ad esempio, che non si è mai fermata».
Riguardo il decreto del governo, Galli dice di «aspettarlo con ansia. Non dico altro per non finire nei guai. Pare che finalmente le varie task-force nominate dalla politica si siano riconnesse con la realtà imprenditoriale italiana».
Rimane aperta la questione dei tanti dipendenti.
«I titolari delle imprese hanno preso 600 euro dell’Inps, i dipendenti neanche quello – dice sempre Galli – Mai come in questo momento la crisi ha toccato tutte la fasce sociali. Manca liquidità per gli imprenditori e per i dipendenti. Mancano i soldi per le famiglie», dice sempre Galli.
«Sulla cassa integrazione, il 30 aprile, il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato – interviene Brambilla – ha effettuato i primi pagamenti per gli ammortizzatori sociali. Ieri però i numeri del sito dell’Inps per la cassa integrazione ordinaria lasciavano ancora a desiderare. Sulle 19.807 domande autorizzate da Regione Lombardia ne erano state evase solo 6.484», aggiunge.
C’è poi il tema dell’artigianato di servizio legato al benessere, che non ha potuto ancora tornare al lavoro. «Ho un grande rammarico per questo – dice Galli – anche perché parrucchieri ed estetiste sono stati tra i primi a preoccuparsi su come affrontare il problema e avevano trovato soluzioni valide per la sicurezza di chi lavora e dei clienti. Spero che nei prossimi giorni i numeri del virus continuino a scendere e possano riaprire anche loro».
Per Brambilla, infine, più che della fase 2, l’artigianato sarà fondamentale la fase 3. «Nei giorni del picco della pandemia abbiamo pianto tanti nostri cari morti, dopo questa fase 2, con l’aiuto del governo dobbiamo cercare di non avere sulla coscienza tante imprese chiuse», conclude.

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