Il Pdl tentato da un “papa straniero”. Ma il nome sarà fatto dopo il congresso

A gennaio le assise provinciali che si annunciano senza eccessivi “strappi”
Il “papa straniero” è stato a lungo un’idea fissa dalle parti del centrosinistra. Idea spazzata via dalle primarie e dall’indicazione di Mario Lucini, indipendente sì (non ha la tessera) ma pur sempre capogruppo uscente del Pd a Palazzo Cernezzi. Il “papa straniero” è l’ipotesi che affascina adesso il campo opposto. O, almeno, una parte consistente del gruppo dirigente del Pdl comasco.
Il decennio Bruni si chiude con molti punti interrogativi. Ticosa, paratie, metro leggero sono soltanto

alcune delle questioni irrisolte. Il partito di maggioranza relativa in città sa di dover affrontare una campagna elettorale difficile. E cerca soluzioni spiazzanti, a partire dal nome del proprio candidato sindaco.
Si parla con insistenza di “sondaggi” effettuati dal coordinatore provinciale e dal suo vice tra personalità cittadine. Si è fatta anche qualche ipotesi (tra tutte, quella di Enrico Gelpi, presidente nazionale dell’Aci).
Vedremo. Una cosa è certa: nonostante gli avversari siano già in pista, il Pdl non farà alcuna scelta definitiva da qui a un paio di mesi. Per almeno un paio di motivi.
C’è una prima, pesante incognita di fondo che permane sullo scenario: la posizione della Lega Nord. Il tradizionale alleato non ha digerito il passaggio al governo tecnico. Sono in molti, in via Bellerio, a spingere per una corsa solitaria alle amministrative.
Alla fine, come sempre, deciderà Umberto Bossi (come peraltro ha sottolineato ancora l’altro giorno Silvio Berlusconi, annunciando di voler incontrare il leader della Lega). Ma intanto, questa incertezza condiziona enormemente anche il Pdl locale, che non può certo permettersi di fare un nome e vederselo poi impallinare dal Carroccio.
Un secondo motivo non può essere taciuto. Il Popolo della Libertà sta per celebrare il suo primo congresso. L’uscita di scena del premier e l’avvento di un esecutivo tecnico costringe il Pdl a giocarsi la carta congressuale, anche e soprattutto in chiave di rilancio di immagine (oltre che di maggiore coesione organizzativa e di rafforzamento delle proprie istanze di base). Non si è mai visto un partito che scelga il proprio “sindaco” prima di concludere la campagna congressuale. Saranno le assise provinciali a tracciare il profilo del candidato e, soprattutto, a legittimarne la designazione.
Lunedì pomeriggio, a Milano, il gruppo dirigente lombardo del Pdl si è riunito per parlare di congressi e per definire regole e percorsi formali. Attorno al tavolo c’erano molti big, a partire dal coordinatore Mario Mantovani, dall’ex ministro Ignazio La Russa e dal governatore Roberto Formigoni. Si sa che l’elenco definitivo degli iscritti dovrebbe essere pronto per questa settimana.
A quel punto sarà possibile definire date e luoghi e convocare i militanti. Credibilmente, i congressi provinciali del Pdl saranno celebrati a gennaio (e non a metà dicembre, come si era detto in un primo momento). Nonostante le tensioni tra componenti, tutto fa prevedere che si cercherà la strada unitaria. Cosa che, sul Lario, porterebbe alla conferma del senatore Alessio Butti e dell’assessore provinciale Patrizio Tambini. L’unica incognita potrebbe essere l’incompatibilità tra le cariche istituzionali e quelle organizzative interne, questione effettivamente tuttora irrisolta.
Ultima considerazione. Anche il Pdl sembra intenzionato a percorrere la strada delle primarie. Sempre con il principale obiettivo di restare saldamente al centro della scena e di recuperare consenso a ridosso del voto di primavera. Le primarie si portano appresso due corollari: la definizione dell’alleanza e l’enunciazione di regole. Nodi che soltanto un congresso (e una lunga trattativa con la Lega) possono sciogliere.

Dario Campione

Nella foto:
Il coordinatore provinciale del Pdl, Alessio Butti (a sinistra) e il suo vice, Patrizio Tambini

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