Il peso della pandemia sul lavoro in Canton Ticino

Chiasso, Svizzera, riapertura delle terrazze di bar e ristoranti. Consumazione al tavolo all’aperto.

Come è cambiato il lavoro in Canton Ticino al tempo del Covid? Lo prova a spiegare uno studio dell’Ufficio di statistica (Ustat) redatto dal responsabile del settore economia, Maurizio Bigotta.
«La crisi legata alla pandemia ha lasciato e lascerà segni importanti sulla società», si legge nella ricerca del Cantone di lingua italiana.

La fotografia è naturalmente complessa, perché raffronta i dati sia con la situazione pre-pandemia, sia con il periodo in cui gli aiuti economici oltreconfine hanno consentito a tutte le imprese di mantenere stabile il livello occupazionale. Rispetto al resto della Svizzera, poi, il Canton Ticino, complice la positiva stagione turistica, sembra aver registrato conseguenze meno marcate rispetto al livello nazionale.
Proprio nel settore del turismo e della ristorazione, però, la posizione dei frontalieri si conferma una delle più fragili. Nel 2019 i frontalieri italiani impiegati negli alberghi era a quota 5.159, passati a 5.140 nel corso del 2020, con una sostanziale tenuta (-0,4%). Nel primo trimestre del 2021 si è assistito invece a un calo più deciso fino agli attuali 4.984 addetti.
Speculare la situazione per i frontalieri nella ristorazione. Erano 10.342 nel 2019, scesi a 10.183 (-1,5%) e, nel primo trimestre di quest’anno a 9.874 (-1,9%). Non hanno avuto invece riduzioni i frontalieri impiegati nel settore dell’edilizia, ad esempio e, naturalmente, quelli nei comparti della sanità.
I frontalieri rappresentano però solo una parte del mercato del lavoro, sottolinea l’Ustat, parte che spesso si muove in maniera distinta dai residenti.


Più in generale, nel turismo, nel 2020 i pernottamenti hanno avuto un calo del 40,0% in Svizzera contro una contrazione del 16,3% a livello cantonale. Le prime cifre del 2021 confermano questi trend: il primo trimestre riporta il Ticino sulle cifre del 2019 (+0,6%), mentre a livello nazionale il calo rimane più ampio (-44,7%).
In estrema sintesi, la pandemia ha portato conseguenze ancora tutte da identificare sul mercato del lavoro.
L’analisi settoriale dell’Ufficio statistica si conclude così con la difficoltà di trarre indicazioni univoche. «Non da ultimo perché gli effetti non si sono ancora del tutto manifestati. Il continuo monitoraggio, e ulteriori approfondimenti, saranno necessari per meglio capire le conseguenze di una crisi che non tocca solamente il mercato del lavoro, ma tutta la società», sottolineano i ricercatori ticinesi.

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