IL PESO ECCESSIVO DEGLI ZAINI DEGLI SCOLARI. LE SOLUZIONI SONO A PORTATA DI MANO. ANZI, NO

RISPONDE RENZO ROMANO:

Sono nonno di una bambina di 11 anni, molto sportiva, che frequenta la 1° media alla scuola consortile di Faloppio. La scuola è appena iniziata, e da qualche giorno la bimba lamenta un forte mal di schiena che non gli consente tutti i movimenti e non gli permette di frequentare i suoi abituali allenamenti. Ho pesato il suo zaino scolastico: un giorno 8 kg., un altro 10 kg.!
Mi sono un po’ documentato e ho “scoperto” che il Consiglio Superiore di Sanità, nella seduta dell’assemblea generale del 16 dicembre 1999, stabiliva, anzi, che il peso dello zaino non debba superare il 10/15 % del peso corporeo dell’alunno. Viene tollerato il superamento e occasionale ove il percorso sia relativamente breve e la costituzione possa essere considerata.
Mia nipote pesa 32 kg., che moltiplicati per il 10% fanno 3,2 kg. e per il 15% fanno 4,8 kg.
Forse c’è qualcosa che non va…! Diciamo che è come se i funzionari del ministero della Pubblica Istruzione, ogni giorno, anziché preoccuparsi di portare con sé il tesserino per il caffè di ½ mattina, si recassero in ufficio con sulle spalle un sacco di cemento di 25 kg….!
Il problema, è chiaro, non riguarda solo la scuola di Faloppio, ma la generalità delle nostre scuole provinciali e nazionali.
Qualcuno però ci pensa: il sindaco di Cesena ha emesso un’ordinanza che vieta che il peso degli zaini superi il 10% del peso dell’alunno e ha incaricato genitori e docenti del controllo del rispetto dell’ordinanza.
Soluzioni ce ne sarebbero. A breve e a portata di mano: raggruppare un po’ di più le ore in modo da non avere 5 materie al giorno (e 5 libri, e 5 o 6 quaderni); avere uno scaffale in classe dove lasciare i libri che non servono a casa; richiedere da parte degli insegnanti solo il libro necessario per quella lezione. Un po’ più a lungo (ma possibile!) proporre al ministero (o alla scuola?) di realizzare edizioni frazionate, a schede o per quadrimestre, dei libri più corposi ed impegnativi; vietare libri da utilizzare addirittura per i tre anni scolastici, come invece ora succede. Questi nostri ragazzi hanno già il problema di studiare per raggiungere… la disoccupazione o, ben che vada, il precariato. Aiutiamoli almeno tutelando la loro salute…!
Cesare Benzoni

Caro nonno Cesare,
mi permetta la confidenza lessicale, sono nonno anch’io. La sua lettera puntualizza e precisa la “gravità”, mai termine fu più appropriato, del problema da lei sollevato. Neppure si limita a sottolineare, con pungente polemica, le conseguenze sulla salute dei piccoli scolari costretti a portare pesi incompatibili con la loro struttura fisica. Lei, caro nonno Cesare, “tira le orecchie”, sia pure con garbata ma pungente ironia, ai funzionari del ministero della Pubblica Istruzione rei di non aver dettato regole precise in proposito, ed anche implicitamente rimprovera dirigenti e docenti di non adottare le necessarie misure per risolvere la “pesante” questione.
In questo momento si preferisce parlare e qualche volta straparlare solo di “digitale”, si ipotizza un futuro nel quale i libri “cartacei” non esisteranno proprio. La scuola di domani prevede (o meglio sogna) un computer per ogni studente, o almeno un “tablet”, docenti aggiornati, quindi in grado di gestire le nuove tecnologie, libri ridotti a pezzi d’antiquariato. Allora i nostri nipoti potranno andare a scuola “leggeri” quasi come noi nonni con la nostra cartella nera nella quale ci stava perfino il panino imbottito preparato dalla mamma per la merenda durante l’intervallo.
Caro nonno Cesare, mi permetto di avere qualche dubbio sull’efficacia formativa e didattica di una scuola siffatta, ma preferisco, nella risposta alla sua lettera, non andare fuori tema.
Lei è anche prodigo di consigli e suggerimenti dettati dal buon senso, ma temo che, proprio per la loro disarmante semplicità, siano difficilissimi da attuare.
Sono d’accordo con lei.
In attesa di dare un “tablet” ad ogni scolaro si potrebbe assegnare almeno un meno costoso e impegnativo, tuttavia utilissimo, armadietto personale nel quale riporre libri, quaderni, album, squadre, vocabolari e quant’altro. Neppure dovrebbe essere impossibile organizzare un orario scolastico, magari utilizzando software appositi, che non preveda cinque o sei discipline diverse nella stessa giornata. Sarebbe interessante sapere se nei collegi docenti, nel mese di maggio, allorché si delibera sull’adozione dei libri di testo, si sia mai discusso seriamente del “peso” dei manuali valutandone oltre che il “peso” in senso didattico anche il “peso” in chilogrammi. La scarsa attenzione dei docenti su questo aspetto dei testi scolastici è certamente favorita, ma non per questo giustificata, dall’assenza assoluta di norme in proposito salvo una generica raccomandazione ministeriale rivolta agli insegnati e alle case editrici.
Recita la nota del ministero: “… per una proficua prevenzione delle rachialgie in età preadolescenziale e adolescenziale è necessario inserire la corretta gestione del peso dello zaino all’interno di una più ampia educazione alla salute e alla promozione di corretti stili di vita; da studi pubblicati risulta esistere una discreta variabilità sul peso trasportato da diversi studenti della stessa classe: questo implica una necessaria educazione all’essenzialità organizzativa del corredo scolastico da parte dei docenti e un maggior impegno in materia da parte delle case editrici di testi scolastici.”.
Il problema esiste, riconoscono al Palazzo. Palese l’invito, del tutto generico, a darsi da fare per risolverlo. Mezzi e modi il ministero della Pubblica Istruzione tuttavia non suggerisce.
La sua “vis” polemica nella parte finale della lettera meriterebbe ampia attenzione per la gravità, (questa volta non nel senso del peso in chilogrammi) “appesantita” da una marcata amara ironia sui temi messi in campo.
Sarà per un’altra occasione.

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