Il pianista Vairo racconta la sua quarantena

Paolo Vairo insegnante di pianoforte in Cina

Cento giorni di quarantena per Paolo Vairo, comasco classe 1974, e per la moglie Sammi Ng, sposata nel 2014. Vengono da Hong Kong, ed erano in visita alla famiglia di lui a Casnate a fine gennaio. Da lì non si sono ancora mossi, avevano pronto il volo di ritorno datato 27 gennaio ma con l’esplosione della pandemia vi hanno rinunciato e hanno disfatto i bagagli. Ora anche volendo non potrebbero tornare, frontiera chiusa nonostante in Cina la situazione sia migliorata. Paolo si dedica professionalmente alla musica dal 1990 e prima della Cina ha vissuto per anni negli Stati Uniti, dove si è formato anche come insegnante.
Pochi giorni fa per il compleanno ha postato su Facebook e YouTube un video in cui rilegge un’intensa e commovente composizione del compositore Arvo Pärt dal titolo Spiegel im Spiegel scritta nel 1978 poco prima della sua partenza dall’Estonia. Paolo Vairo la esegue al pianoforte dalla mansarda di Casnate dove è cresciuto come pianista, a casa dei suoi genitori, e dall’altra parte dell’oceano negli Stati Uniti lo accompagna al violoncello il musicista Alexander Chen. Sembrano note fatte apposta per commemorare le tante vittime di questa epidemia e riecheggiano nell’aria ascoltandole le parole dello stesso Arvo Pärt che a un giornale spagnolo, Abc, qualche giorno fa ha dichiarato: è nel dolore che l’umanità si rivela un organismo unico.
«Lavoriamo online – dice Vairo – A Hong Kong si sapeva come reagire all’emergenza, forti della precedente esperienza con la Sars. E le scuole sono state tutte chiuse all’inizio dell’epidemia. Quindi come insegnante mi sono subito mobilitato con lezioni digitali».
Ma non tutto fila liscio. «Senza Internet non potremmo fare molto. Mia moglie si collega con Hong Kong alle 4 del mattino per seguire due giorni a settimana le sue lezioni di italiano alla Scuola Dante Alighieri, che prosegue con tenacia – dice Paolo Vairo – E ci esercitiamo come sempre al pianoforte dato che ne abbiamo due in casa qui a Casnate. Lo svantaggio è che anche con la rete Internet più veloce il tempo per processare immagine e suono e poi spedirli non consente un perfetto sincronismo e per molti musicisti è un problema. Il rapporto tra allievo e docente cambia rispetto alla lezione nel mondo reale. A Hong Kong ho due pianoforti a coda nella stessa stanza e siamo in perfetta sincronia. Sul web devi poter prevedere quello che farà l’allievo, fargli eseguire il suo pezzo e poi correggerlo».
Un cambio di prospettiva, per chi lavora sui microsecondi che possono fare la differenza nell’esecuzione di un brano. Vairo insegna da anni, come detto ha lavorato negli Usa e ha anche allievi in Canada. A fine gennaio era atteso come giurato in un concorso a Hong Kong come spesso gli accade dal 2013 a questa parte, e ha anche in questo caso dovuto operare online.
«Mi piace molto insegnare agli insegnanti, trovo che sia molto utile e questo tipo di lavoro mi ha visto impegnato in varie località cinesi».
Anche questo tipo di impegno è per ora congelato nell’incertezza. «Anche concertisti più famosi sono senza lavoro – commenta Vairo – e ci si mobilita per progettare un futuro per la musica che contempli l’obbligo del distanziamento sociale ma personalmente sono piuttosto perplesso: la musica non si ascolta al drive in. La musica è una maraviglia da condividere con gli altri in una sala o un teatro, nulla può sostituire l’emozione di un ascolto dal vivo, diretto, ma ora le rema contro un grosso punto di domanda. Che ha tante facce. Compresa quella economica. Quanto può essere sostenibile una sala da concerti che rispetti gli obblighi della distanza tra gli spettatori?».
Intanto la musica si mobilita per far sentire il mondo unito anche se una larga fetta dei suoi inquilini è segregata in casa. «Con le nostre note vogliamo dare un piccolo incoraggiamento» dice Vairo. Al quale la quarantena in Italia ha permesso un viaggio nel passato: «Erano tanti anni che non stavo così a lungo con i miei genitori, addirittura tre mesi. D’un colpo ci siamo ritrovati indietro nel tempo. Lavoro con papà a fianco, lui dipinge e io suono, come facevamo vent’anni fa. Lui segue i miei esercizi e intanto seguo il progredire dei suoi dipinti sul cavalletto. Non so cosa sarà del mio futuro, sicuramente ci saranno molte cose da cambiare. È un momento tragico del mondo ma invita anche a riscoprire il senso e il valore delle cose fondamentali della vita: gli affetti veri, le passioni fondamentali. Io ho viaggiato e lavorato in tre continenti, so adattarmi ai cambiamenti e so che anche questa fase passerà. Ma la musica per me è il silenzio nella sala da concerto che condividi con il pubblico, è quello che connette con lo spettatore anche se parliamo lingue diverse e che non capiamo, è un messaggio universale che muove il cuore in qualsiasi cultura ma che richiede continuità. Per questo ogni giorno insistiamo a esercitarci per ore, ad allenare corpo e mente per la musica. Ed è anche pensando ai nostri allievi cinesi, che hanno tanta voglia di imparare, che questo mese terrò un recital dal vivo su Facebook. Lo farò in più tappe, per questioni di fuso orario».

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