Il Politeama si gioca tutto con la società civile e la pubblicità

Como, Politeama cineteatro chiuso dal 2005

Ex cineteatro Politeama, partono una campagna di raccolta fondi per restaurare il manto di copertura (con possibilità per i benefattori di scaricare le fatture dalle tasse) e un progetto rivolto alla società civile per arrivare a una gestione sostenibile che giustifichi l’oneroso recupero della intera struttura.
Due percorsi non semplici, anzi decisamente in salita, una sorta di ultima spiaggia per lo storico immobile abbandonato, cadente e preso di mira dai vandali la scorsa estate.
Allo Yacht Club di Como i due percorsi sono stati presentati dal liquidatore della Società Politeama Francesco Nessi e dal vicesindaco Adriano Caldara, in veste di assessore comunale alle Partecipate.
Il Politeama di piazza Cacciatori delle Alpi a Como, che nel 2013 recitò se stesso nel ruolo di teatro in rovina nel film “Il capitale umano” di Paolo Virzì, in odore di candidatura all’Oscar, è proprietà di una società di diritto privato di cui l’82% delle quote è pubblico, ossia comunale.
Il primo obiettivo è partire entro breve, il mese prossimo al massimo, con due impalcature, già autorizzate dalla Soprintendenza, su cui allestire pannelli pubblicitari che possano garantire introiti tali da arrivare ai circa 100mila euro necessari per salvare il tetto e di conseguenza i cementi armati, vanto dell’edificio opera dell’architetto Federico Frigerio (artefice anche del Tempio Voltiano) e inaugurato nel 1910. Rischiano infatti con le infiltrazioni di acqua costanti di entrare in una crisi irreversibile. Occorre insomma scongiurare il crollo del bene, che è vincolato come edificio di interesse storico.
«Mi auguro che non solo realtà commerciali ma anche mecenati ci aiutino in questo progetto – ha detto Nessi – Sarebbe un bel segno di vicinanza al Politeama che è un simbolo culturale della città, se crollasse sarebbe il crollo di tutta la cultura di Como».
Il Politeama si impegna poi in una corsa molto più lunga (almeno 12 mesi per avere i primi risultati concreti) con l’altro progetto, cui potrebbe anche legarsi una operazione di raccolta fondi in una seconda fase.
Si tratta di un piano operativo che ha avuto giovedì scorso l’unanime appoggio da parte della giunta comunale con una apposita delibera di indirizzo. Consiste, recita il titolo, in un «Avviso pubblico per il reclutamento dei soggetti interessati a forme di partenariato e coprogettazione con la società del Politeama per l’elaborazione di proposte progettuali relative al recupero funzionale e alla gestione del teatro».
In parole più semplici è un accorato appello alla società civile, nelle parole di Nessi, che conta di aprire questo tavolo a chiunque abbia le competenze necessarie per immaginare un futuro all’edificio: mondo della cultura, operatori dello spettacolo e della moda ma anche del turismo, ordini professionali (ingegneri, architetti, geometri e periti industriali hanno redatto la ultima perizia che valuta l’immobile poco più di 2,2 milioni di euro).
«Si tratta di un percorso virtuoso che monitoreremo costantemente – ha detto ieri Caldara – e che condividiamo perché risponde a quanto lo stesso consiglio comunale ha deliberato nel 2017, ossia il vincolo del Politeama a scopi prevalentemente culturali a disposizione della cittadinanza. Il Politeama è stato posto in vendita ma non ha trovato compratori. Ora sperimenta questa procedura che guarda al futuro».
L’iter per il progetto di partenariato che sarà diffuso entro 15 giorni su siti istituzionali e attraverso la stampa locale è partito lo scorso agosto, quando il direttivo dei Lions di Como ha finanziato la costruzione del tavolo di coprogettazione. Che garantisce una «gestione trasparente e metodologicamente rigorosa» per costruire modelli gestionali sostenibili così da reperire risorse pubbliche e private.
Marco Fumagalli, project manager specializzato in progetti integrati incaricato della preparazione di questo avviso alla società civile, cita come esempi virtuosi il polo tecnologico ComoNext di Lomazzo e l’esperienza milanese che ha portato con questa modalità di condivisione sul territorio a recuperare spazi storici come le officine dell’ex Alfa Romeo.
L’appello è, si legge nel bando, «rivolto a quei soggetti giuridici (enti, associazioni e imprese creative) e a quelle figure professionali (esperti tecnici), costituiti e in attività da almeno un anno, operanti sul territorio provinciale che hanno capacità di individuazione di idonei partenariati e che siano in grado di definire e redigere una qualificata progettazione».
L’obiettivo è arrivare a un piano di gestione credibile e sostenibile tale che possa ambire a ottenere fondi per la cultura come quelli offerti dai bandi Cariplo o dai bandi europei. Un percorso che per prima cosa deve ottenere il consenso in sede locale, anche se non si escludono a priori interventi di soggetti non comaschi o addirittura stranieri.

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