Il progetto Ticosa di nuovo in alto mare

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Brusco e inatteso stop del Comune. Preoccupa il parco commerciale

(da.c.) Il progetto Ticosa si ferma. Uno stop inatteso, imprevisto. Brusco. Che spiazza completamente gli interlocutori del Comune. Ovvero, dirigenti e consulenti di Multi, la società che da anni è in pista per ridare un senso alla spianata dove un tempo sorgeva la più grande tintostamperia della città. Il colpo di freno che rischia di far deragliare il convoglio a un passo dalla fermata d’arrivo è stato tirato martedì , durante una riunione a Palazzo Cernezzi.
Il riserbo sull’esito

di questo confronto è pressoché totale. Nessuno ha voluto fare commenti né sbilanciarsi in giudizi. Anche perché ogni parola sbagliata potrebbe davvero mettere a repentaglio mesi di lavoro. Il Corriere di Como è riuscito tuttavia a ricostruire i punti salienti della vicenda. Restano tuttavia da chiarire alcuni dettagli. Che, in vicende simili, assumono comunque una loro importanza non secondaria.
«Una fase di riflessione»
Soltanto poche settimane fa, alla fine di dicembre, Multi e Comune avevano trovato un’intesa di massima sull’edificazione di circa 18mila metri quadrati di superfici calpestabili: poco meno di 10mila con destinazione commerciale, le altre invece suddivise tra servizi e housing sociale, ovvero appartamenti di piccole dimensioni destinati a residenze protette, case per studenti e famiglie in difficoltà. Un progetto, quello di housing sociale, che avrebbe trovato anche un finanziatore immediato: la Cassa Depositi e Prestiti, disponibile a mettere sul piatto i soldi necessari a costruire una cinquantina di abitazioni.
Punto cardine del nuovo progetto è anche il grande parcheggio a un piano con 1.300 posti auto e la grande area verde che si estenderebbe in pratica sulla quasi totalità della zona una volta occupata dagli edifici della Ticosa.
Tutto pareva filare liscio. Pareva. Perché l’altroieri Palazzo Cernezzi ha annunciato una «pausa di riflessione». Il Comune, in sostanza, non è più convinto di potere dare il suo benestare alla realizzazione di un parco commerciale aperto qual è quello immaginato dai tecnici e dai consulenti di Multi. La zeppa che ha fermato i meccanismi sarebbe stata individuata tra le pieghe della legge regionale sul commercio, di recente modificata in senso restrittivo.
Ovviamente lo stop del Comune ha sorpreso Multi, che avrebbe subito chiesto l’intervento della Regione per un parere pro veritate sulla normativa.
Da parte della multinazionale olandese si tenta disperatamente di non fare arenare l’accordo faticosamente raggiunto nei mesi scorsi. Nessuna reazione ufficiale, come detto, né commenti di alcun genere giungono dalla Multi. Ma non è difficile immaginare la sorpresa e l’irritazione per uno stop che potrebbe rimettere tutto in discussione. I consulenti della multinazionale hanno fatto presente durante la riunione che sulle norme relative ai parchi commerciali non c’è letteratura, ovvero che ogni interpretazione restrittiva non appare giustificata.
I dubbi del Comune riguardano proprio i quasi 10mila metri quadrati di superfici commerciali, realizzati in un contesto urbanistico aperto e collegato da vie pedonali. È facile comprendere come un passo indietro sull’edificazione degli spazi commerciali metterebbe totalmente a rischio l’intero intervento di riqualificazione di via Grandi.
Nessuno investirebbe decine di milioni di euro soltanto per un residenziale sociale. Né per costruire un parcheggio e un centro direzionale che il pubblico non potrebbe mai comprare.
A 7 anni dal colpo di ruspa sullo scheletro della Ticosa tutto è di nuovo in forse. Forse.

Nella foto:
La bonifica dell’ex Ticosa è tuttora in corso. Soltanto pochi giorni fa sono stati sbloccati i pagamenti dell’impresa impegnata a “ripulire” l’area

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