Il retroscena dell’indagine. Il metodo Como a Varese? «Brindiamo ai futuri allori»

palazzo di giustizia como

Il “modello Como”, doveva essere replicato anche a Varese. Pare fosse questa, almeno, la volontà che sembra emergere dalle carte dell’inchiesta sul giro di tangenti che ruotavano attorno all’Agenzia delle Entrate di Como per sistemare le pendenze con il fisco di clienti di studi di commercialisti amici.
Nella recente ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari, un capitolo è dedicato ai presunti accordi corruttivi tra l’ex direttore Roberto Leoni (che, arrestato la scorsa estate, ha già definito la propria posizione con la giustizia) e Roberto Santaniello, ex collega in pensione che continuava però a mantenere – dice Leoni – «il ruolo di intrattenere rapporti con diversi professionisti per i quali mediava la conclusione di accordi corruttivi».
Come è noto, un esposto presentato in Procura portò ad aprire le indagini su quanto avveniva all’interno degli uffici dell’Agenzia comasca. Leoni, in quei mesi – era il gennaio del 2019 – venne trasferito da Como a Varese. E proprio in questo momento, ancora all’oscuro delle indagini che lo riguardavano, avrebbe contattato l’ex collega per esportare l’attività nella nuova sede.
«Mi misi a disposizione per la conclusione di nuovi accordi corruttivi per pratiche pendenti all’Agenzia delle Entrate di Varese», dirà poi ai magistrati. Che, tuttavia, già lo sapevano.
Nelle carte dell’inchiesta c’è infatti una intercettazione ambientale nel corso di un pranzo in un ristorante di Caronno Pertusella. È il 29 gennaio del 2019 e Leoni da poco è direttore della nuova sede. Con lui al tavolo c’è proprio Santaniello.
«Tutto quello che si può fare su Varese fammelo sapere», dice Leoni all’interlocutore. «Assolutamente, te lo dico», replica Santaniello, residente a Cantù, ex funzionario a Como che per il pm Pasquale Addesso era «l’anello di congiunzione tra il mondo dei professionisti e degli imprenditori e i suoi ex colleghi, di cui sapeva la disponibilità ad essere retribuiti».
«Salute!», dice Santaniello, alzando il calice. «Ai futuri allori», replica Leoni. «Tutto quello che si può fare…». «Cerca buoni clienti». «Volentieri, se riesco volentieri». Il dialogo prosegue: «I soldi che hanno fatto vent’anni fa oggi non li fanno più, o se ne fanno ne fanno pochi». «Per un accertamento, per dire, noi sappiamo da chi passare…». «Si, possiamo essere aperti con loro».
Passaggi che raccontano – secondo la Procura di Como – un tentativo di esportare il metodo anche nella vicina Varese, affidandosi a persone conosciute incaricate di cercare una platea cui rivolgersi. E i primi incontri “propedeutici” ci sarebbero anche stati.
Nel corso dell’interrogatorio dei mesi scorsi di fronte al pm, prima di questa seconda ondata di arresti, lo stesso Leoni spiegò a cosa si riferisse con le espressioni “futuri allori”.
«Mi riferivo ai guadagni che sarebbero derivati dai futuri accordi corruttivi». Al momento dell’arresto, avvenuto la scorsa estate, Leoni era ancora alla guida dell’Agenzia delle Entrate di Varese.

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