Il rettore dell’Insubria: «L’Università deve tutelare la sicurezza di tutti»

Il logo dell'Università degli Studi dell'Insubria

“Ingiusta e illegittima discriminazione introdotta ai danni di una minoranza”. Questo il cuore dell’appello contro l’obbligo del green pass in università che ha dato il via a una raccolta firme tra i docenti di tutti gli atenei italiani.
In centinaia hanno aderito sostenendo che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
«Nel pieno rispetto delle opinioni e della libertà di ciascuno – fa sapere il rettore dell’Insubria, Angelo Tagliabue, rispondendo all’iniziativa – è compito dell’istituzione Università tutelare la sicurezza di tutti gli studenti, dei docenti e del personale tecnico-amministrativo con gli strumenti normativi stabiliti dal Governo e dai Ministeri competenti».
«L’Insubria ha messo in atto le misure di contrasto all’emergenza sanitaria per la cura e il benessere della comunità accademica, in linea con la Conferenza dei rettori delle università lombarde, con i quali è in corso un confronto costante sin dall’inizio della pandemia», ha ribadito il rettore.
In sostanza, Angelo Tagliabue richiama i contenuti di una lettera inviata a fine agosto a docenti, personale e studenti dell’Università dell’Insubria nella quale si appellava al senso di responsabilità di tutti.
Il 13 settembre cominceranno le lezioni in presenza e, a partire da ottobre, gli esami scritti e orali si svolgeranno soltanto in presenza. Sarà importante capire come si comporteranno docenti e personale dell’Ateneo comasco e varesino.
«Studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, assegnisti, borsisti, dottorandi e specializzandi, fornitori abituali ed eventuali ospiti esterni – è l’appello di Angelo Tagliabue – tutti dobbiamo essere in possesso della certificazione verde e dobbiamo esibirla agli operatori di portineria incaricati di procedere alle verifiche del caso», avverte in modo chiaro il rettore.

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