Il supereuro minaccia l’export e preoccupa la seta lariana

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La corsa della moneta unica
Più contenuti gli effetti sulle vendite di mobili. Conseguenze solo sul contract

(m.d.) Il supereuro minaccia la ripresa in riva al Lario. Il costante rafforzamento della moneta unica sul dollaro, che si è verificato negli ultimi mesi, rende infatti più care le merci del made in Italy in tutti quei mercati in cui gli affari si regolano a suon di bigliettoni verdi: Stati Uniti e resto d’America innanzitutto, ma anche mercati asiatici e arabi. Un problema in più per il distretto serico lariano e per le industrie brianzole del mobile.
Anche se a soffrirne sono soprattutto

le stoffe piuttosto che gli arredi.
Oggi un euro equivale a poco meno di 1,40 dollari, 1,37 per l’esattezza, mentre nel luglio del 2012 era a quota 1,20. In poco più di un anno, la moneta unica si è rafforzata del 14% sulla valuta americana, con una crescita pressochè costante che ostacola sempre più le esportazioni. E visto che è proprio l’export a garantire la sopravvivenza delle nostre imprese, il quadro a tinte fosche è presto delineato.
«L’euro forte è un problema per il nostro distretto tessile – conferma Graziano Brenna, vicepresidente di Unindustria Como e titolare della Tintoria Filati Portichetto di Luisago – Noi avremmo invece bisogno di avere un dollaro più forte, a mio giudizio notevolmente più forte di oggi».
L’indebolimento del dollaro rende infatti più difficili le esportazioni verso i mercati esteri. «L’export è l’àncora di salvezza di Como che vende sui mercati internazionali l’80% delle produzioni – precisa Brenna – Il rafforzamento del dollaro non è un problema da poco: la moneta Usa regola gli scambi in tutti i mercati esteri, eccezion fatta per l’Europa. Ma la crisi che stiamo vivendo ha investito tutto il Vecchio Continente, non solo l’Italia. I Paesi in area euro continuano a soffrire, chi più chi meno».
Dove la ripresa è più marcata, insomma, gli affari si fanno in dollari e l’euro forte li penalizza. Dove invece regna la moneta unica, la crisi continua a farsi sentire. L’andamento dei cambi ha però un impatto minore sul settore del legno-arredo.
«Non è il dollaro forte che preoccupa, ma molte altre cose – afferma Silvio Santambrogio, imprenditore comasco alla guida della TreP&TrePiù, società che produce porte e pareti divisorie con sedi a Giussano e Cabiate – I prodotti delle industrie del mobile della Brianza non sono economici, non c’è competizione serrata sul prezzo. Chi acquista un mobile made in Italy è attento al design e alle finiture, non sono le oscillazioni del cambio a fare la differenza».
Diverso il discorso per il comparto contract, ovvero per gli arredi chiavi in mano di hotel e uffici nel mondo. «In questo campo le somme in gioco sono notevoli e le oscillazioni delle valute acquistano un peso diverso – sottolinea Santambrogio – Una quotazione così alta del dollaro può fare la differenza, soprattutto nei confronti dei produttori locali. Non dimentichiamo, per esempio, che non solo in Cina o in Giappone, ma anche negli Emirati Arabi ci sono aziende di tutto rispetto che producono mobili e che sono avvantaggiate se l’euro si rafforza sul dollaro perché loro vendono nella valuta locale, oltre a essere favorite dalla vicinanza con il cliente finale, che abbatte le spese di trasporto, con cui noi dobbiamo invece fare i conti».

Nella foto:
Il rafforzamento dell’euro sul dollaro ostacola le esportazioni del distretto serico lariano, rendendo più difficile la ripresa

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