Il “tesoro” degli assegni mai incassati dal Casinò
Cronaca

Il “tesoro” degli assegni mai incassati dal Casinò

Nella cassaforte dell’ufficio fidi trovati oltre 8 milioni di euro in titoli

Otto milioni di euro in contanti. E almeno altrettanti in assegni. Il “tesoro” del Casinò di Campione d’Italia è un rebus di difficile soluzione che sta facendo lavorare giorno e notte i tre curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como.

Prima di raccontare questa storia va fatta una doverosa premessa. Le informazioni e le indiscrezioni sono state raccolte tra chi lavorava nella casa da gioco e, ormai privo di speranza, ha accettato di violare qualche segreto che altrimenti sarebbe rimasto tale ancora a lungo.
Le notizie sono state confermate da più fonti ma non hanno trovato riscontro nella curatela, che d’altronde non potrebbe forse nemmeno rispondere – in questa fase – a domande relative all’attivo della società fallita.

Ciò detto, la vicenda che emerge in questi giorni è davvero interessante. Subito dopo la sentenza di fallimento, i tre curatori hanno bloccato l’attivo circolante del Casinò: circa 8 milioni di euro. Assieme ai contanti, però, sono stati contabilizzati pure i titoli lasciati in deposito dai giocatori all’ufficio fidi.

Assegni, perlopiù, versati a garanzia dei fidi, appunto, concessi dalla casa da gioco ai clienti abituali. In totale, secondo le informazioni raccolte, i titoli ammontavano a 8 milioni di euro. La curatela ha portato all’incasso tutto. Ma molti di questi assegni sarebbero tornati indietro perché non più esigibili.

Si parla addirittura di 6,5 milioni. Una cifra enorme, alla quale i curatori non intenderebbero comunque rinunciare. In questo senso, sarebbe già stato nominato un legale cui è stato affidato l’incarico di procedere giudizialmente.
Gli assegni protestati rappresentano, secondo la tesi della curatela fallimentare, crediti verso i debitori. Anche se si tratta di soldi legati al gioco d’azzardo.
Sembra esclusa, al momento, l’ipotesi di danno erariale. Sebbene fosse interamente posseduta dal Comune – avesse cioè un socio unico pubblico – la società di gestione del Casinò era di diritto privato. Il mancato incasso dei fidi, quindi, non finirà sotto la lente della Procura della Corte dei Conti. Tuttavia, potrebbe sicuramente interessarsi alla questione la magistratura ordinaria. Che è in attesa della relazione dei curatori. Per legge, la stessa relazione dovrebbe essere consegnata entro 60 giorni. Ma non è improbabile che sia chiesta una proroga, vista anche la complessità del caso.

29 agosto 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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