Il tesoro di Como, nell’anfora trovata in via Diaz i “Solidi” di Onorio e Libio Severo
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Il tesoro di Como, nell’anfora trovata in via Diaz i “Solidi” di Onorio e Libio Severo

È bastato uno sguardo per riconoscere le monete d’oro trovate alcuni giorni fa in via Diaz a Como dagli operai che lavorano nell’area una volta occupata dal cinema Cressoni. Lo sguardo ovviamente di un esperto. Flavio De Maria, numismatico varesino, ha come tutti potuto osservare le foto messe online dalla Soprintendenza. Ma ha subito riconosciuto «i Solidi del IV secolo coniati durante i regni di Onorio e di Libio Severo».

Secondo De Maria, «le monete, che appaiono molto ben conservate, sembrano provenire dalle zecche nordiche: Mediolanum o Arelate», ovvero Milano e Arles, città del Sud della Provenza in cui nell’80 d.C. fu costruito un imponente anfiteatro. Il ritrovamento comasco ha in primo luogo un interesse storico fondamentale per ricostruire i percorsi sui quali si muovevano gli scambi di moneta. Ma potrebbe diventare considerevole anche per il suo valore economico. «Il Solido d’oro di Onorio può essere scambiato fino a 900 euro – dice De Maria – ma quello di Libio Severo, che ha regnato per pochi anni, ha un valore dieci volte superiore. E anche di più». Questo significa che l’anfora di pietra ollare riemersa dopo 16 secoli in via Diaz, immessa sul mercato con tutto il suo contenuto, potrebbe anche essere quotata 3 milioni di euro. Sempre che non contenga altri pezzi pregiati o rari.

Di «ritrovamento di notevole importanza» parla anche Giancarlo Frigerio, presidente della Società Archeologica Comense, il quale ai microfoni di Etvavan – za pure una prima ipotesi di tipo storiografico: «un simile quantitativo d’oro poteva essere la paga annuale di 10-15 legionari». In attesa che domani, in conferenza stampa, la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia sveli tutti i dettagli del “tesoro di Como”, esperti e appassionati tentano di ricostruire la possibile storia delle monete trovate in modo del tutto fortunoso nello scavo della centralissima via Diaz. «Per capire quanto sia importante questo ritrovamento per la storia del territorio – dice ancora Frigerio – basta dire che in Canton Ticino hanno trovato 4.800 monete. Ma erano di bronzo, non d’oro». Frigerio conferma che «il capitale equivale alla paga annuale di 15 legionari. Le monete risalgono al IV o V secolo dopo Cristo, ma solamente lo studio della Soprintendenza potrà datare più precisamente i reperti.

Fino a oggi sono state analizzate 27 monete, che verranno presentate domani in conferenza stampa a Milano, con il  ministro Alberto Bonisoli. Il “tesoro” di Como rimarrà in città, molto probabilmente entrerà a far parte del patrimonio dei Musei Civici. «Potrebbe essere l’occasione per organizzare una mostra importante sulla Como romana – conclude il presidente della Società Archeologica – una parte fondamentale del castrum romano è tuttora sepolto, e probabilmente lo rimarrà a causa dell’acqua. Ma questo ritrovamento conferma, ancora una volta, come la nostra fosse una città molto importante in quel periodo storico: da qui si controllava infatti l’accesso alla valle del Reno».

8 settembre 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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