Il vescovo: Dio non ha bisogno di effetti speciali

altI due aspetti della festa
Nelle omelie natalizie monsignor Coletti invita alla speranza per combattere la crisi

Il vescovo di Como Diego Coletti richiama i fedeli lariani a riscoprire in modo radicale il senso autentico del Natale, sulla scorta dell’esempio di Papa Francesco che invita a vivere il messaggio evangelico nella gioia. «Domandiamoci se aspettiamo davvero un Salvatore» ha detto nell’omelia durante la messa di mezzanotte in cattedrale, non mancando di accennare alle recenti proteste del movimento dei “forconi” che ha bloccato la città con la sua protesta anticrisi. «Certo, viviamo in tempi

duri. Ma stiamo aspettando un salvatore, sì o no?» ha chiesto il presule. Il rischio, ha sottolineato monsignor Coletti, è rimanere sordi al messaggio autentico del Natale, perché siamo ormai troppo assuefatti: «Non dobbiamo invece mai perdere la speranza e la fiducia – ha detto tra l’altro nell’omelia – anche se ci siamo rassegnati troppo in fretta nonostante qualche “forcone” che si libra a mezz’aria, nonostante qualche rabbia».
Un’altra tentazione pericolosa da cui si deve rifuggire è quella di potersi salvare da soli, e anche qui si è letta in filigrana una riflessione sulla grave crisi economica attuale: «Alcuni scelgono la strada del “si salvi chi può”, come quando affonda una nave – ha detto Coletti – Così, però, il Natale è incomprensibile. Invece il messaggio autentico è che per essere salvati dobbiamo incontrare un salvatore che ha pensato a tutto tranne che salvare se stesso. Non è sceso dalla croce, perché ci ama in modo totale, fino a sacrificarsi per noi. Questa è la salvezza: capire che non ce la facciamo da soli e non siamo noi al centro della nostra vita».
Concetti che il vescovo di Como ha ribadito nell’omelia del pontificale di Natale in cattedrale. E anche qui non sono mancati i riferimenti all’attualità: «Per commuoversi di fronte a un bambino in povere fasce, figlio di madre immigrata e in condizioni di miseria, basta accendere la tv e seguire un servizio «sui centri di identificazione e di espulsione degli immigrati, non c’è bisogno di andare a Betlemme», ha detto Coletti. Ma «non basta questo per vedere Dio. Spesso pensiamo che per farlo abbiamo bisogno di effetti speciali, come quelli dei film di Harry Potter. Invece la salvezza ci viene da un bimbo che piange in una stalla di periferia».
E a ribadire che il senso del Natale non sta nei lustrini e nei pacchi regalo ha proposto un’altra suggestione, quella della novella Il dono dei Magi dello scrittore statunitense O. Henry, che ha ispirato, tra l’altro, Il dono di Natale di Eduardo De Filippo: una coppia di sposi, poverissimi, ciascuno pronto a sacrificare qualcosa di caro per donarlo all’altro, gratuitamente. «Come ci ricorda Sant’Ambrogio – ha detto Coletti – Dio ha preso su di sé la nostra debolezza per dare a noi la sua grandezza, la nostra povertà per dare a noi la ricchezza dei suoi doni. Fino alla morte». E ha rimarcato l’unicità della proposta cristiana sul piano teologico: «Il Natale è questa immagine radicalmente nuova di un Dio che si dona totalmente e senza volere nulla in cambio. Non c’è nessun altro come lui nel “supermercato religioso”, perché è l’unico Dio vero. Va detto, con buona pace del dialogo interreligioso».
Il pranzo con gli umili
Quasi a voler rimarcare questi concetti, il vescovo Coletti nel giorno di Natale ha partecipato anche al pranzo con i poveri della città. Un momento particolarmente toccante, in momenti di grave crisi come gli attuali, che il presule ha voluto condividere presso la Sala Arcobaleno del centro Don Guanella in via Tommaso Grossi, servendo il pranzo a decine di senzatetto con la Caritas e altre associazioni di volontariato.

Nella foto:
Sopra, monsignor Diego Coletti durante l’omelia in Cattedrale nella notte di Natale. A destra, i fedeli (fotoservizio Mattia Vacca)

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