Il vicepresidente Passeri: «Cantù, alibi e scuse adesso sono finiti. Il territorio aiuti la sua squadra di basket»

Angelo Passeri e Andrea Mauri

«Voglio riprendere e riadattare una famosa frase di John Fitzgerald Kennedy: non chiedetevi che cosa può fare la Pallacanestro Cantù per voi, ma chiedetevi, invece, che cosa potete fare voi per la Pallacanestro Cantù».
Esordisce così Angelo Passeri, 33 anni (in primo piano nella foto), da pochi giorni vicepresidente della società brianzola e numero uno dell’associazione Tutti insieme Cantù, il sodalizio che è attualmente proprietario del club cestistico.
Per il giovane commercialista diventare dirigente è stata la realizzazione di un sogno: tifa Cantù dal 1991, l’anno in cui l’allora Shampoo Clear vinse la Coppa Korac ed ha anche giocato come playmaker nel vivaio della sua squadra del cuore.
Passeri, alla conferenza stampa di presentazione del nuovo Cda siete stati perentori: adesso tocca ai canturini far vedere che tengono davvero al loro team di basket.
«Negli ultimi anni abbiamo sentito spesso dire che si preferiva rimanere lontani e non collaborare per la presenza di Dmitry Gerasimenko. Bene, ora che non c’è più è il momento di passare ai fatti e di non cercare ulteriori alibi: la squadra in questo momento rappresenta il maggiore elemento di promozione di Cantù in Italia e a livello internazionale. Attendiamo un segnale forte: la nostra idea è che ogni sforzo deve essere concentrato su un progetto di serie A. Ma se non emergerà la stessa volontà da parte del territorio, saremo costretti a muoverci in maniera differente».
I numeri di Tic, l’associazione che lei presiede, sono chiari: poco meno di 300 partecipanti con una quota annuale minima di adesione di 50 euro.
«Premetto che non voglio fare i conti in tasca a nessuno e che magari per molte persone, in una fase non semplice come questa, può anche essere un problema investire quei 50 euro; detto questo, ritengo che una realtà come Cantù possa e debba avere almeno un migliaio di persone disposte ad aiutare la loro squadra. Nel calcio si fa spesso l’esempio del Barcellona, che si basa sull’azionariato popolare. Noi abbiamo provato a fare lo stesso, credendo in un piano ambizioso. Ribadisco: è il momento in cui chi tiene alla Pallacanestro Cantù lo deve dimostrare».
Lei di Tic è stato fondatore e poi presidente. Doveva essere una associazione di supporto ai dirigenti, poi si è ritrovata proprietaria del club.
«Le circostanze sono state particolari e in tutta sincerità speriamo che non si ripetano. Dopo che Gerasimenko ha manifestato l’intenzione di lasciare, ci siamo buttati in questa avventura con un mix di passione, entusiasmo e incoscienza. Se avessimo agito da “brianzoli razionali” non avremmo nemmeno dovuto iniziare. Ma Cantù è una realtà particolare, dove si respira basket, e l’amore per la squadra è quel qualcosa che va oltre, che sa toccare il cuore di persone abitualmente precise e oculate».
Da febbraio, dunque, Tic detiene la proprietà del club. La scorsa stagione è stata conclusa; per la prossima è stata formalizzata l’iscrizione e si sta costruendo la squadra. Che cammino è stato?
«Non facile. Non lo è stato fino ad ora e non lo è nemmeno in questo momento. Ci siamo ritrovati sull’orlo del baratro con la paura di fine per davvero al di sotto. Ho parlato di entusiasmo, ma non sono mancati anche incognite e tensioni, non lo possiamo nascondere».
E i momenti più belli quali sono stati in questo percorso?
«Sicuramente la sera del 18 febbraio, quando c’è stato il passaggio di consegne da Gerasimenko a Tutti insieme Cantù. E poi negli ultimi giorni, quando abbiamo formalizzato l’iscrizione alla serie A 2019-2020: la conclusione di un percorso, con la consapevolezza che si è aperto un nuovo cammino in cui i problemi non mancano».
Un percorso che prevede la creazione di Cantù Next, la società che diventerà azionista di maggioranza del club e che seguirà la costruzione del nuovo palazzetto.
«Sarà uno dei prossimi passi decisivi per la vita della Pallacanestro Cantù. Contiamo di procedere per la fine del mese di luglio. Ma allo stesso tempo per settembre prevediamo l’aumento di capitale che riguarda Tutti insieme Cantù. Come ho detto, le difficoltà non mancano, si lotta, ma si sta lavorando assieme, come una vera squadra, per costruire qualcosa di importante e di duraturo».
A proposito di palazzetto, cosa vuol dire a chi può avere storto il naso davanti al fatto che il progetto è per ora bloccato?
«Non posso che ribadire le parole di Andrea Mauri in conferenza stampa. Il piano è fermo perché è cambiata la situazione societaria. Il precedente progetto, che era stato apprezzato un po’ da tutti, era comunque legato a Dmitry Gerasimenko. Ora che lui non c’è più, c’è un gruppo di imprenditori che sono disponibili a investire, ma è giusto che ognuno possa dire la sua. Ci potrebbero essere nuove proposte, ulteriori idee, miglioramenti, o magari la scelta di rinunciare a qualcosa. Giusto, quindi, ricominciare con le indicazioni chi alla fine metterà i soldi per l’opera».
Alla guida della società e a capo del gruppo di lavoro per il palazzetto c’è un personaggio vulcanico come il presidente Davide Marson che a volte sorprende anche voi, come quando annuncia notizie riservate nelle conferenze stampa, per la gioia dei giornalisti. Voi come vi trovate?
«Il suo entusiasmo è trascinante. Ogni giorno porta una idea nuova e trova sempre il modo di concretizzarla. Ha la capacità di coinvolgere e di convincere le persone, elemento che in questa fase è decisivo, visto il tipo di progetto che stiamo portando avanti. Poi magari gli scappa qualche notizia riservata, ma se questo è il rovescio della medaglia… direi che lo possiamo accettare serenamente», conclude Angelo Passeri con un sorriso.

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