Il virus dell’incertezza che colpisce lo spirito

banner giorgio civati opinioni e commenti

di Giorgio Civati

A un anno dal primo manifestarsi del Covid, quel virus che si è poi rivelato una pandemia mondiale capace di morte e paura e di modificare radicalmente la vita di tutti noi, siamo ancora qui. Più o meno nelle stesse condizioni di dodici mesi fa.

C’è un vaccino in distribuzione, è vero, e anche se lentamente – troppo lentamente, tra ritardi e incapacità, burocrazia ed errori a volte clamorosi come quello delle siringhe distribuite in Lombardia inadatte a “misurare” la dose giusta – qualche miglioramento generale arriverà. In questo inizio di 2021 però c’è anche un altro virus altrettanto pericoloso, che non colpisce i corpi ma lo spirito: è il virus dell’incertezza.

Se, infatti, tra marzo e aprile scorsi ci eravamo in qualche modo galvanizzati, chiusi in casa ma speranzosi, decisi a resistere, ora ci pare non sia più così. Non lo è perché i lockdown ormai sono ripetuti, continui; perché intorno a noi parti del mondo sono ferme, per esempio Germania e Austria per stare nei dintorni; perché se in primavera c’era la scusante della poca o nulla conoscenza dei problemi e di come affrontarli, dopo mesi sono emersi più errori che prese di coscienza, più pressapochismo che strategie mirate e precise.

Tra scienziati che dicono tutto e il contrario di tutto e politici che usano il Covid come una manovra per mantenere o guadagnare potere, consensi e poltrone, non ne usciamo bene.

Prendiamo i provvedimenti nazionali. Abbiamo imparato il significato di Dpcm, Dad e di tanti altri termini e acronimi legislativi e sanitari; ci hanno riempito la testa di tesi e ipotesi e numeri, ma ci hanno ridotto ad aspettare decisioni annunciate alle nove di sera e anche oltre. La situazione era e rimane grave, nessuno lo nega, ma anche senza soluzioni miracolose né bacchette magiche si poteva agire diversamente. Magari non di più, ma meglio.

Prendiamo il cosiddetto Dpcm Natale: è appena scaduto e già si parla di modifiche in corsa al provvedimento precedente, quello che avrebbe dovuto valere fino al 15 gennaio. E sabati e domeniche, a partire dalle prossime? Liberi tutti o tutti fermi, forse, magari, non si sa. E, ancora, tutti in zona gialla? Oggi e ieri sì, domani no, nei prossimi giorni chissà.

È vero che i contagi restano, che i morti sono tanti e che insomma il Covid è ancora e sempre tra noi, ma il non sapere oggi cosa potremo o non potremo fare domani ci pare assurdo. Addirittura irrispettoso verso gente che – con le solite eccezioni ovviamente – nell’insieme ha reagito benino. Da italiani medi non abbiamo certezze sulla scuola, che ha riaperto ieri ma solo parzialmente, sia dal punto di vista degli insegnanti che degli alunni. Da lavoratori, non abbiamo capito cosa potrà succedere al termine della cassa integrazione straordinaria per Covid. Da malati, nell’eventualità ci fosse toccato anche questo, non abbiamo compreso se la sanità italiana funziona bene, benissimo o solo malaccio, e questo senza alcuna colpa del personale che ha fatto – in questi tempi sì, davvero – miracoli.

Se il Covid fiacca e uccide i corpi, l’incertezza insomma rischia di minarci nello spirito. Ed è altrettanto grave.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.