Il virus si propaga nelle case

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Non servono le zone rosse, anzi arancioni rinforzate, ma in realtà rosso chiaro, no, giallissimo, insomma, è dall’inizio dell’anno che andiamo male, che dobbiamo stare attenti, e nonostante negozi ed esercizi siano chiusi la pandemia dilaga. Ospedali strapieni, terapie intensive asfittiche (in tutti i sensi, purtroppo), Pronto soccorso come bolge dantesche. Non se ne viene fuori. O ci salvano i vaccini, se mai riusciremo a somministrarli su larga scala ed in tempi rapidi, o non ce ne liberiamo più di ’sto virus.

Ma perché diavolo questo sistema di zone arcobaleno non funziona? Ve lo spiego, senza voler passare per saputello. Per il mestiere che faccio vado a visitare le persone malate a domicilio. Bene, non c’è volta che non trovi, in ciascuna abitazione dove mi reco, da 3 a 6 persone presenti, più il sottoscritto. Di queste, due, il malato e il care-giver più stretto, figlio o badante, vivono sotto lo stesso tetto, gli altri no. Vengono appunto a trovare il loro parente malato.

Si tratta perlopiù di malati anziani, ovvio, altrimenti si recherebbero loro in ambulatorio, oppure gravi disabili. Bene, dei presenti, da 3 a 6 persone, raramente qualcuno indossa la mascherina. Alle mie timide, ma neanche troppo, rimostranze per questa grave mancanza (lo so, passo per un noioso) tutti cadono dalle nuvole: “Ma dottore, siamo in casa!”. A seguire: “Ma il malato no vero? Non esce mai”.

È evidente che della pandemia non si è capito niente. Lo sguardo arcigno di Galli, truce di Bassetti, rassicurante di Zangrillo, pacioso di Burioni, materno della Capua, non sono serviti a niente. Cari virologi, infettivologi, ma anche semplicemente cari colleghi medici: non abbiamo spiegato niente. Mi allargo: cari colleghi giornalisti, nonostante fiumi di parole, vere infodemie, allarmi sui vaccini, numeri sugli infettati, decessi e complicanze, non abbiamo comunicato l’essenziale. Non siamo stati capaci di spiegare poche fondamentali nozioni sulla trasmissibilità virale e sulla contagiosità. La gente, e lo prova quello che sento nelle case, pensa che il virus si trasmetta solo a corrente alternata, probabilmente solo sui navigli milanesi, nelle movide e nei ristoranti.

Primo: le persone credono che i nuclei famigliari siano a compartimenti stagni: “In questo gruppo siamo isolati, poi lo siamo in un altro, tanto è tutt’altro contesto”. Ma nessuno pensa che siamo proprio noi, gli stessi che prima eravamo al secondo piano, passando al terzo, con altri 3-4 famigliari, vettori del virus. È di una evidenza disarmante, ma non è ancora passato il concetto. E ancora, è proprio in casa che dobbiamo indossare le mascherine. Si pensa che poiché amiamo i nostri cari non saremo mai noi i loro peggiori nemici. E invece è proprio così. Nessuno contesta la pericolosità di assembramenti pubblici, ma se questi sono blindati da mesi e il contagio non scende, credetemi, è nelle case che il virus alloggia e si propaga. È difficile da capire?…

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