In aula i fallimenti Sca spa e Iris. Undici dal giudice: c’è anche l’ex sindaco Stefano Bruni

palazzo di giustizia como

Saranno undici gli indagati che nel mese di luglio si siederanno di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como Laura De Gregorio per difendersi (a vario titolo) dalle accuse nate dai fallimenti delle società Iris srl e soprattutto Sca Spa (Società concessionaria automobili), storica concessionaria di Como fallita con sentenza del Tribunale di Como del settembre 2016.
Di fronte al giudice siederà anche l’ex sindaco della città di Volta, il commercialista Stefano Bruni. Tra le contestazioni, anche quella di truffa ai danni della Serratore spa, concessionaria di Erba cui sarebbe stato procurato un danno «non inferiore a 290 mila euro» consistito nell’aver venduto a credito automobili senza essere mai state pagate. Per tale questione nei guai è finito l’amministratore di fatto della società che ordinò le auto (l’ex patron del Lecco Daniele Bizzozero) e lo stesso Bruni, presidente della società specializzata nel settore finanziario che avrebbe offerto le garanzie fidejussorie. Secondo le accuse formulate al pm Mariano Fadda, Bruni avrebbe messo sul piatto anche la credibilità che gli derivava dalla sua attività professionale di commercialista e «dall’essere l’ex sindaco di Como». Tra le persone offese che potranno costituirsi parte civile, oltre ai Fallimenti di Iris e Sca, è stata indicata anche la Serratore spa rappresentata dall’avvocato Paolo Camporini.
Tornando alle altre contestazioni, secondo il quadro rappresentato dalla pubblica accusa – per fatti che risalirebbero al periodo compreso tra il 2014 e il 2016 – la Iris (amministrata da quattro persone, parte di diritto, parte di fatto) sarebbe stata utilizzata per un aumento di capitale ritenuto essere «fittizio» (passato da 10.000 euro a un milione) grazie al conferimento di titoli obbligazionari di una società di Vienna attiva nel campo dei diamanti. Titoli che – per il pm – erano «in realtà privi di effettiva consistenza in quanto garantiti da dotazioni di diamanti totalmente inesistenti». Iris che poi, sempre tramite questi titoli, avrebbe assunto partecipazioni in altre società compresa la Sca.
Tra gli 11 indagati figurano, al proposito, anche i due periti iscritti all’Albo dei Revisori che avrebbero attestato falsamente di avere verificato la consistenza delle obbligazioni e di avere riscontrato che «il loro valore era almeno pari a quello da attribuirsi ai fini della determinazione del capitale sociale». Il “monte” delle contestazioni è in realtà più ampio. Sono 11 i capi di imputazione messi nero su bianco, comprese presunte distrazioni patrimoniali (auto incluse) ai danni proprio della Sca.
Ma quanto fino ad ora riportato è solo la voce dell’accusa. Ora toccherà alle difese – di fronte al gup – tentare di smontare quanto viene loro contestato.

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