In aula non si torna il 3 aprile. L’Insubria: pronti a una emergenza di lunga durata

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In attesa di una stretta sulle misure anti-contagio in atto in tutto il Paese, ieri il governo guidato dal premier Giuseppe Conte ha di fatto confermato una notizia che tutte le famiglie italiane attendevano: il rientro a scuola il 3 aprile al momento appare assolutamente improbabile. Quindi la sospensione delle lezioni è destinata con tutta probabilità a continuare.
«Come ha detto il presidente Conte – ha dichiarato ieri in mattinata il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ai microfoni di SkyTg24 – si andrà nella direzione di prorogare la data del 3 aprile. Non è possibile dare un’altra data, tutto dipende dall’evoluzione di questi giorni, dallo scenario epidemiologico. Riapriremo le scuole solo quando avremo la certezza di assoluta sicurezza».
«Teniamo duro, l’incertezza non aiuta – è il commento di Roberto Proietto, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Como – Voglio ringraziare tutte le docenti e tutti i docenti che si adoperano quotidianamente su questo fronte. Si sappia però che la scuola vera è altro, un patto educativo si basa sul rapporto tra allievo e docente e alla lunga questo non può essere sostituito con un formato digitale, per quanto sofisticato. La scuola, ne sono fermamente convinto, è presenza vera».
La proroga delle chiusure aggiunge però incertezza a incertezza. Quale sarà il destino di una generazione intera? Questo si chiedono tanti genitori chiusi in casa con i figli in questi giorni che in un anno normale sarebbero già dedicati al pensiero delle vacanze estive o degli esami.
«Stiamo usando tutti i mezzi digitali a disposizione sulle piattaforme ministeriali e degli uffici scolastici locali per tenere viva la didattica nelle nostre scuole – dice Proietto – allo scopo di reggere l’emergenza. Forse però non tutti si rendono ancora conto dell’eccezionalità della situazione che stiamo vivendo, in Italia e nel mondo intero, e che avrà conseguenze serie. Si tenga conto ad esempio che l’Italia non è una pianura, ci sono zone dove il cellulare non prende e questo ovviamente limita le possibilità della didattica digitale».
Alcuni insegnanti sostengono che le aule non riapriranno affatto, appuntamento a settembre. «Non possiamo esprimerci sul futuro, non siamo epidemiologi anche se molti si improvvisano tali. Non possiamo sapere cosa succederà domani o tra un mese. Né posso dire ora come si affronterà il capitolo esami. È prematuro data la situazione. Lavoriamo per mantenere le posizioni, sapendo che viviamo una situazione eccezionale in cui surroghiamo il mandato educativo “normale” in cui è fondamentale il legame di comunità. Un maestro è insostituibile come persona fisica, a tutti i livelli della didattica, compresa l’università».
Resiste, nella situazione incerta, anche l’ateneo comasco: per il prorettore di Como Stefano Serra Capizzano, «in università, grazie a cambi di normativa profondi e continui negli ultimi decenni, abbiamo fatto una “grande palestra”. Quindi siamo pronti, almeno come Insubria, a reggere una emergenza di diversi mesi».
Lo testimoniano le prime 32 lauree online discusse di recente. E il 25 e 26 marzo sono molto attese, data l’emergenza, le prossime lauree insubriche in Medicina.

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