In cucina la cazoeula è regina, oggi via al festival brianzolo

Cazoeula

Se c’è un piatto che sintetizza un’atavica memoria collettiva legata a un periodo dell’anno, il gelo dell’inverno, è la cazoeula, piatto consistente, completo, carico ed esaustivo. Cresce e fa scuola, con significativi incentivi all’economia, la Brianza dei sapori all’insegna della cultura gastronomica territoriale. E a celebrarla scende in campo da oggi, giorno di San’Antonio Abate, l’ottavo Festival de la Cazoeula ideato e promosso da Claudio Bizzozero per celebrare la tipica pietanza invernale brianzola a base di verza e carni suine.
Oltre quaranta ristoranti – per la precisione 44 – partecipano con i loro chef a questa kermesse gastronomica e gareggeranno per aggiudicarsi il trofeo “Cazoeula d’Oro 2020”.
«Siamo partiti con appena 8 locali, la manifestazione cresce anno dopo anno per interesse, gradimento del pubblico e coinvolgimento di ristoratori e sponsor – dice Bizzozero – Quest’anno abbiamo dieci nuovi locali, purtroppo quattro hanno chiuso, segno che non è facile fare ristorazione di qualità, e quest’anno apriamo anche ad altre province, con due locali rispettivamente del Lecchese e della provincia di Monza e Brianza».
Ma il cuore della Cazoeula è e rimane brianzolo, con la classica ricetta canturina che non usa il verzino preferito invece nel Milanese. «Per noi è come la madeleine proustiana – dice Bizzozero che di Cantù è stato sindaco e con la fascia tricolore ha chiesto ai cittadini di eleggere con il loro aiuto la migliore ricetta di questo piatto – basta il suo profumo a evocare un passato di ricordi, di calore domestico, di intimità familiare che già in autunno aleggiava nelle nostre case nei miei ricordi di bambino e che abbiamo voluto trasmettere ai giovani. I ristoranti la stavano dimenticando, ora fanno a gara a contendersi le prenotazioni. E i risultati ci confortano: abbiamo ribaltato la percezione di questo piatto. Lo dicono i 40mila coperti di “cazzuola” e polenta nell’edizione precedente, a un prezzo politico di 15 euro, con un significativo indotto economico per la filiera della ristorazione del territorio, e la costante fidelizzazione di un pubblico che, dati alla mano, proviene da tante province lombarde e anche dal Piemonte e dalla vicina Svizzera. Ci telefonano anche da Lodi per partecipare».
Come sempre il pubblico è parte fondamentale della giuria popolare che affiancherà quella tecnica. Quest’anno i ristoratori si chiuderanno in uno speciale “conclave” per esprimere le loro preferenze, rigorosamente in anonimato senza quindi conoscere di chi è il piatto che assaggiano a garanzia ulteriore di uno schema di valutazione che vuole mantenersi rigorosamente trasparente e a prova di condizionamenti.
Per votare si può usare la scheda che si trova in ciascuno dei 44 locali aderenti e deporla nell’urna messa a disposizione dal ristoratore oppure esprimere un parere online sul sito della manifestazione.
L’organizzazione del Festival ha fissato un costo indicativo, per le cene e i pranzi festivi, pari a 15 euro per piatto di cazoeula con polenta (con coperto compreso). I ristoranti partecipanti al festival non possono andare sotto detta cifra ma possono applicare prezzi più alti in rapporto alle dimensioni della porzione servita. Per i pranzi di lavoro sono invece consentiti prezzi più bassi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.