In Valtellina l’addio a don Roberto. Il vescovo: «Ora ciascuno faccia la sua parte»

La bara del "prete degli ultimi" sul sagrato della chiesa di Sant'Ambrogio a Regoledo di Cosio Valtellino

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»: il passaggio della toccante pagina del vangelo secondo Matteo, che ha ispirato la vita stessa di don Roberto Malgesini, viene letto anche per l’ultimo saluto al “sacerdote degli ultimi”, ucciso martedì mattina da un senzatetto in piazza San Rocco.
Il funerale è stato celebrato nel pomeriggio di oggi, venerdì 18 settembre, nella chiesa di Sant’Ambrogio, parrocchiale di Regoledo di Cosio, in provincia di Sondrio. Con le disposizioni di contenimento del Covid vi stanno un centinaio fedeli. In mezzo all’unica navata, la semplice bara di legno di don Roberto, con una sua bella fotografia. Davanti all’altare, due carabinieri in alta uniforme, sono le uniche autorità civili in veste ufficiale. In quella chiesa don Roberto è stato battezzato. All’oratorio è cresciuto con i fratelli Mario, Caterina ed Enrico. Ora vi giocano i nipoti, Tommaso, Maddalena, Ettore e Ismaele. In quei luoghi, un giovane Roberto Malgesini ha maturato la sua vocazione sacerdotale. Verrà ordinato presbitero nel 1998, della sua formazione si occuperà anche monsignor Oscar Cantoni, che ieri ha ricordato anche quei gironi. Ora Oscar Cantoni è il vescovo che celebra il funerale, con una rappresentanza dei sacerdoti che hanno accompagnato don Roberto anche nella sua missione, tra Gravedona, Lipomo e soprattutto tra i poveri della città di Como.

Molte persone hanno seguito il funerale all'esterno della chiesa
Molte persone hanno seguito il funerale all’esterno della chiesa


I canti, le letture, l’intercalare dei celebranti, accompagnano la funzione con tatto e umanità. Tante volte si sentono le parole «angeli» e «martiri». La «famiglia di Dio è stata duramente provata» ricorda il vescovo, ma anche «teneramente amata». «Siamo qui a pregare per don Roberto e per noi stessi nell’esempio del nostro fratello sacerdote» dice il vescovo, che poi ricorda «si salverà in eterno chi perde la sua vita per Cristo».
La missione di don Roberto viene citata più e più volte durante l’omelia del vescovo, che per sgombrare il campo a qualsiasi retropensiero, afferma con forza che lui «ha scelto col consenso e in comunione col vescovo, di prendersi cura degli ultimi, singolarmente presi, di accettare anche le loro fragilità, offrendo in cambio accoglienza piena e amorevolezza, con una delicata “attenzione d’amore” ai singoli, subito attratti dalla sua singolare disponibilità ad accogliere tutti con gratuità e senza giudizio».
Un riferimento anche alle parole di papa Francesco «Siamo chiamati a scoprire Cristo nei poveri». Quindi l’invito, anzi, l’ordine di non disperdere il messaggio d’amore che don Roberto ha incarnato con disarmante semplicità. «Una nuova primavera di grazie ci prepara il Signore attraverso il martirio di don Roberto: non sciupiamo questa straordinaria, immeritata occasione e… ciascuno faccia la sua parte!» conclude il vescovo.
Molti fedeli attendono sul sagrato e negli altri spazi dell’oratorio. Circa quattromila spettatori seguono la diretta dal canale Youtube del settimanale della Diocesi. Alle 18.05 la funzione è conclusa. Sono i familiari più stretti di don Roberto a stringersi attorno alla bara e a sospingerla lungo il corridoio fino alla bianca luce dell’esterno. È questa anche l’ultima immagine di un funerale che rimarrà a lungo nella coscienza di molti, non solo a Como.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.