Inchiesta della Dda di Milano, indagato imprenditore di Limido

Giustizia, tribunale

Tangenti, tentativi di intervenire negli appalti, coinvolgimenti della politica. Sono i contorni della maxi operazione che ieri mattina ha portato a eseguire 43 misure cautelari (tra carcere, domiciliari e obblighi di firma) chieste dalla Dda di Milano e accolte dal giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino. Nei guai anche personaggi di spicco della politica varesina e milanese, con incarichi pure nel consiglio regionale.

Tra gli indagati anche un imprenditore di Limido Comasco, 56 anni, accusato di tentata libertà degli incanti in merito ad una gara d’appalto del Comune di Milano per «il servizio di spargimento del sale» e la «rimozione e trasporto della neve». Servizio che avrebbe dovuto andare dal 15 novembre 2017 fino al 15 marzo 2021, 50 lotti in tutto per un totale di quasi cinque milioni di euro.

Secondo l’ipotesi accusatoria, un uomo di Bollate (57 anni), ritenuto dagli inquirenti essere in contatto con affiliati alla Locale di ’ndrangheta di Cormano, avrebbe raccolto un gruppo di imprenditori con cui concordarsi e spartirsi i lotti dell’appalto. Tra i presenti all’incontro, anche l’uomo di Limido che poi un lotto (per la azienda che rappresentava) effettivamente lo ottenne.

Ma nelle oltre 700 pagine dell’ordinanza viene pure citato un dirigente del Comune di Como (non indagato) che – dice il pm – fu espressamente scelto da uno degli arrestati (un esponente di Forza Italia della provincia di Varese) come elemento «di fiducia» da inserire nella commissione per una gara d’appalto a Gallarate.

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