Inchiesta sulla corruzione: molti gli indagati. Per altri dieci era stato chiesto l’arresto

Agenzia delle entrate

No, non è ancora finita. I fili da tirare sono ancora molti e, ogni giorno che passa, ne vengono trovati altri. Tutti però riconducono a una attività corruttiva evidentemente fiorente nella nostra provincia. Come del resto stigmatizzato dallo stesso pm che ha chiesto l’ordinanza, Pasquale Addesso, nel corso della conferenza stampa che ha illustrato la nuova operazione per presunte tangenti (pagate per ottenere favori fiscali) tra funzionari dell’Agenzia delle Entrate e commercialisti (nove quelli arrestati, più un avvocato e un imprenditore). «La domanda di non pagare le tasse caratterizza questa porzione di territorio», ha tuonato il magistrato.
Che, sul registro degli indagati, avrebbe iscritto altri nomi oltre a quelli colpiti dall’ordinanza. Si parlerebbe di decine di persone, professionisti e non, tutti del Comasco.
Per dieci di loro il pm aveva anche chiesto al giudice delle indagini preliminari gli arresti domiciliari che non sono stati concessi. La motivazione del «no» del Gip è da ricercare nel fatto che i dieci, avrebbero «un solo episodio di corruzione contestato» a testa, diversamente da tutti gli altri indagati per cui è stata chiesta la misura cautelare. «Pur non volendo prescindere dalla valutazione del grave quadro indiziario», scrive il giudice, le loro condotte «per quanto gravi» non sarebbero paragonabili alle altre che denoterebbero «ben altra caratura criminale», e potrebbero «essere il frutto di un cedimento occasionale». Le indagini, ovviamente, su tutto questo ampio fronte, proseguono e proseguiranno.
Un altro aspetto vasto che verrà analizzato è quello dei beneficiari degli accordi corruttivi. Un imprenditore è già stato arrestato con la recente ordinanza, ma ora verranno controllate le posizioni di tutti gli altri. La sintesi del discorso sta tutta in una domanda: è possibile (e credibile) che i beneficiari di “sconti” da decine di migliaia di euro con il fisco, fossero completamente all’oscuro delle attività (con tangenti) che venivano portate avanti dai rispettivi commercialisti? Per ora il gip ha tenuto a sottolineare che «al momento non ci sono elementi per ritenere che i beneficiari degli accordi corruttivi fossero a conoscenza dei rapporti illeciti che i loro rispettivi professionisti intrattenevano con i pubblici funzionari». Un quando che non è escluso possa mutare in futuro, «quantomeno con riferimento alle corruzioni per cui sono state pagate tangenti consistenti».
Se le indagini della Procura di Como e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della guardia di finanza dovessero arrivare fino a questo punto, i commercialisti diventerebbero automaticamente «intermediari della corruzione» e i loro clienti i «corruttori».

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