Industria, si vede qualche luce, ma altrettante sono le ombre

Giovanni Minoli intervista Aram Manoukian

Attività produttiva e fatturato hanno rallentato del 2%

Qualche luce all’orizzonte, ma altrettante ombre. Con il concreto rischio, come spiega bene il presidente di Confindustria Como, Aram Manoukian, che le aspettative positive siano disattese.

I risultati dell’Osservatorio congiunturale semestrale (relativo al periodo gennaio-giugno di quest’anno), diffusi ieri da Confindustria Como, confermano il persistere di un periodo di incertezza. Momento che per il settore manifatturiero sembra rallentare ancora l’agognata ripresa del post crisi. I risultati comaschi sono allineati con quelli delle vicine province di Lecco e Sondrio. Gli indicatori associati a domanda, attività produttiva e fatturato mostrano, da un lato, un rallentamento tendenziale del 2% e, dall’altro, una modesta fase di ripresa congiunturale che interessa in modo particolare ordini e produzione (in media +0,6%) mentre nel caso del fatturato è riscontrabile una decelerazione (-1%).

La variazione congiunturale, misurata rispetto al semestre luglio-dicembre dello scorso anno, periodo per il quale nella precedente edizione dell’Osservatorio era stato rilevato un rallentamento di oltre quattro punti percentuali (-4,2%), non consente di recuperare il terreno, disattendendo le previsioni formulate a inizio anno dalle aziende di Como, che stimavano una crescita del 3,5% per i tre indicatori.
Dopo i modesti risultati della prima parte dell’anno, le previsioni per il periodo luglio-dicembre 2019 indicano la prosecuzione di una fase di ripresa, seppur a ritmi limitati, con domanda, attività produttiva e fatturato che dovrebbero crescere in media dell’1,2%.

«Uno scenario che non possiamo ancora definire positivo – commenta il presidente Manoukian – D’altronde non possiamo dipendere unicamente dai mercati internazionali che, pur rappresentando uno degli asset strategici delle nostre imprese, presentano troppo spesso una volatilità e un’incertezza dovute a guerre commerciali, come quelle sui dazi, che ci costano troppo. Serve, quindi, una politica industriale espansiva, in grado di aumentare la domanda interna e la competitività delle nostre imprese e, soprattutto, di restituire quella fiducia che deve rappresentare la nostra ossessione in quanto è alla base di crescita e benessere», conclude Manoukian.

All’interno del campione esaminato la situazione non è omogenea, le imprese al di sopra dei 50 occupati (77,5%) evidenziano un maggior tasso di impiego degli impianti rispetto alle più piccole. Per quanto rugy scenario occupazionale dei primi sei mesi dell’anno risulta caratterizzato da una fase di conservazione dei livelli per l’81,3% delle industrie dello studio.

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