Inediti Pixies all’Alcatraz di Milano

 

altI live da non perdere

La cantante Jex Thoth, che dà il nome alla band di San Francisco, è una vestale d’altri tempi con una voce seducente e acida come la migliore Grace Slick. I riff sono lenti, notturni e ammantati di cupo misticismo acido, come quelli dei Black Widow della west coast in versione più metal. L’aspetto sacrale e liturgico è una costante della musica dei Jex Thoth e si nota spesso grazie alle numerose cavalcate d’organo presenti nell’omonimo disco d’esordio della band. I Jex Thoth sono come dei

figli dei fiori, solo in versione sulfurea, con un’accentuata sensibilità prog che avrebbe fatto compiacere gli Jacula. Il loro passo felpato scompare nelle tenebre della notte ed è ricoperto da lugubri tasti d’avorio che scavano un solco profondo nelle foreste del nord. La loro musica è come un viaggio solenne e onirico: sabato 2 novembre, alle 21, tappa al Bloom di Mezzago, che ricorda un rituale magico e pagano a base di flauto e bouzouki.
I mitici Pixies, il gruppo originario di Boston, autori di un nuovo linguaggio rock che ha segnato il punto di partenza per la gran parte dell’alternative rock anni ’90 e che ancora oggi rappresentano un imprescindibile riferimento per tutte le band del panorama indie, arrivano all’Alcatraz di Milano, lunedì 4 novembre 2013, alle 21, per un concerto in cui verranno finalmente presentati i primi nuovi brani originali. Freschi della pubblicazione di Bagboy, il brano scritto dalla band dopo nove anni di silenzio, i Pixies lanciano la prima tranche di quello che sarà un vastissimo tour mondiale.
I 5 album pubblicati durante la loro carriera hanno di fatto spianato la strada a band come Nirvana, Radiohead e Pearl Jam, rendendo possibile il successo di un nuovo suono. Formatisi nel 1986 si sono sciolti nel 1993 e si sono riuniti nell’aprile del 2004 con un tour che ha registrato il tutto esaurito in pochissimi minuti. Nello stesso anno le vendite dei loro album sono schizzate alle stelle, e la band ha realizzato 8 sold out consecutivi all’Hammerstein Ballroom di New York. «Assieme ai pezzi adorati dai fan – ha affermato il leader Black Francis – presenteremo anche brani che non suoniamo da secoli o che non abbiamo addirittura mai suonato dal vivo».
Il pubblico italiano la ama e lei ricambia. Non è un mistero che Kaki King abbia con il nostro Paese un legame privilegiato, un rapporto che si consolida ancora una volta con un nuovo tour, nel quale l’artista, con base a Brooklyn, si esibirà in un imperdibile unplugged solo.
A un anno e mezzo dalla sua ultima visita, la giovane chitarrista proporrà, in location adatte a valorizzare il suo inconfondibile sound – a Milano il Teatro Martinitt, il 4 novembre alle 21 – i brani tratti dal suo sesto album Glow.
Artista visionaria e iconoclasta, in dieci anni di carriera Kaki King ha ridefinito il ruolo del musicista solista, esplorando le differenti possibilità del suo strumento e cercando soluzioni sempre nuove, al di fuori dei canoni predefiniti. Dagli esordi nel 2002 con Everybody Loves You a oggi – il suo unico disco completamente in acustico – King ha sempre sovvertito le aspettative realizzando una serie di lavori ciascuno dei quali costituisce un genere a sé.
I magici Low arrivano al Teatro Martinitt di Milano, il 6 novembre alle 21, per presentare The Invisible Way, il nuovo disco, prodotto da Jeff Tweedy dei Wilco, da poco registrato nel loro studio di Chicago da Tom Schick.
L’album ritrova la maestosa malinconia dei Low nel pieno del loro splendore, tra paesaggi sonori essenziali, conditi di armonie stratificate e con la straordinaria voce di Mimi Parker, protagonista di cinque delle undici tracce che compongono questo lavoro.
L’album affronta temi chiave come quello della battaglia contro la droga, la lotta di classe, la guerra e l’amore, in un mood conflittuale che fa da affascinante contrappunto all’incedere pacato della musica.

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