Infezioni al Sant’Anna, quasi 500 casi nel 2013

alt«Agenti patogeni capitano tutti i giorni, il problema è fare il massimo per contenerli»
Alcuni hanno nomi sconosciuti ai più, come il clostridium. Altri suonano più familiari, come i rotavirus o lo stafilococco. Qualcuno, infine, fa parte della vita di tutti, vedi la varicella o il morbillo. Nel complesso, i casi di malattie infettive registrati – e notificati, come prevede la normativa – nel 2013 al Sant’Anna sono quasi 500.
«I germi sono ovunque e l’ospedale non è certo immune – dice il direttore sanitario dell’azienda, Giuseppe Brazzoli – Combattiamo quotidianamente una battaglia per evitare che si trasmettano da un paziente all’altro e per debellare quelli più pericolosi».

La chiusura della Terapia intensiva neonatale (Tin) del Sant’Anna per un batterio, la serratia marcescens, ha portato sotto i riflettori il tema delle infezioni in ambiente ospedaliero.
«Il Sant’Anna aderisce da dieci anni al sistema regionale di monitoraggio dei batteri in ospedale – spiega Brazzoli, presidente del Cio, il Comitato per le infezioni ospedaliere – Ogni situazione riconducibile a una malattia infettiva deve essere monitorata e, come prevede la normativa, notificata. Lo scorso anno abbiamo fatto 580 segnalazioni, comprese 103 riferite a morsicature di animali. Tutte le altre sono patologie infettive vere e proprie, in particolare clostridium e rotavirus, oltre ad altre più comuni come la varicella. Alcuni sono particolarmente pericolosi, come il clostridium e lo stafilococco aureo, resistente ad alcuni antibiotici».
Il Comitato per le infezioni ospedaliere viene attivato al momento del bisogno. «C’è un gruppo operativo che interviene in caso di necessità – conferma Brazzoli – e al quale si affianca anche il Dipartimento per il corretto uso del farmaco, in particolare per quanto riguarda gli antibiotici. Utilizzare bene questi medicinali è indispensabile per non “allevare” germi resistenti contro i quali poi si rischia di non avere armi efficaci».
«La formazione e l’aggiornamento costante sono fondamentali su questi temi – continua Brazzoli – Ciascun batterio ha caratteristiche specifiche, si trasmette in un modo ben preciso e prolifera in particolari condizioni ambientali. Conoscere queste informazioni è necessario per isolare il germe, evitare che si diffonda e trattare correttamente il paziente. Gli operatori hanno tutti gli strumenti per evitare la trasmissione di batteri e abbiamo protocolli precisi per normare i comportamenti. Nonostante tutto, l’obiettivo di rendere del tutto sterile l’ospedale è irrealizzabile. Nel 2013 abbiamo effettuato 50.600 esami di microbiologia per pazienti esterni e oltre 35mila per interni. Capita tutti i giorni di trovare agenti patogeni, il problema è fare il massimo per contenerli».
Domenico Santoro, primario del reparto di Malattie infettive del Sant’Anna, fa parte del Cio. «Il pericolo di infezioni nelle strutture ospedaliere varia dal 6% al 14-15% nei reparti più ad alto rischio – spiega – La nostra azienda ospedaliera ha da anni dati nella media e, in alcuni casi, anche inferiori. L’aumento delle infezioni è legato a due fattori: da un lato il “potenziamento” dei germi e dall’altro una popolazione sempre più suscettibile, in particolare per l’aumento di anziani con patologie e pazienti fragili».
Le misure di prevenzione e intervento scattano al momento dell’accertamento della presenza di un batterio.
«Anche in caso di cosiddetta colonizzazione, ovvero di un paziente portatore del germe ma senza sintomi, scattano gli atteggiamenti di tutela per evitare il contagio – spiega Domenico Santoro – I portatori sani di germi sono tantissimi. Abitualmente ci sono batteri nell’intestino, nel cavo orale o sulla cute, per citare alcuni esempi. Generalmente non provocano alcun sintomo, ma possono attivarsi nel caso ad esempio di malattia, permanenza in ospedale e particolare fragilità».
«Nel momento in cui si scopre un soggetto “colonizzato” – continua il primario del Sant’Anna – è fondamentale far scattare le misure necessarie per evitare che il batterio si diffonda nella struttura ospedaliera. Questo, pur in assenza di infezione e sintomi della malattia. Uno dei fenomeni più recenti che stiamo monitorando, ad esempio, è la presenza di agenti patogeni sempre più resistenti che si sviluppano in strutture per anziani e di lungodegenza. Ci stiamo dunque attrezzando per mettere a punto le apposite misure di prevenzione».

Anna Campaniello

Nella foto:
La facciata del nuovo ospedale di San Fermo della Battaglia (fotoservizio Mattia Vacca)

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