Inossidabile PFM

Concerti – Parla Franz Di Cioccio, leader della storica band Premiata Forneria Marconi, attesa stasera all’Arena di Mendrisio
Sull’attivissimo palco dell’Arena di Mendrisio in via Maspoli 24 (nei pressi del Casinò Admiral e del centro Fox Town), locale che risponde alla crisi che coinvolge anche la musica dal vivo con un cartellone davvero importante, è il turno, questa sera alle 21, di “Suonare Suonare: Rock & Immaginazione”, il nuovo spettacolo della Premiata Forneria Marconi (ingresso 23 euro, infoline 004179.33.44.515, sito Internet www.arenalive.net).
Ne abbiamo parlato con Franz Di Cioccio, leader di

un gruppo che ha fatto la storia della musica rock in Italia, ed è entrato nel suo quinto decennio di attività, un record di longevità davvero raro.
«Chi l’avrebbe mai detto – racconta al “Corriere di Como” il batterista e cantante della inossidabile Pfm – è incredibile. In questi anni abbiamo fatto molte cose buone e il pubblico ci ha sempre seguito con affetto».
Qual è il segreto che vi ha consentito di attraversare con successo 40 anni di musica?
«Non ci sono segreti. Facciamo questo mestiere senza condizionamenti, rimettendoci ogni volta in gioco, facendo il passo nella direzione che si aspetta chi ci conosce; interpretando e scambiando con i fan emozioni, pubblicando dischi molto diversi tra di loro, che non sempre possono essere capiti subito».
Un onesto rischio.
«Sì, l’onestà è la cifra della nostra musica. Niente arriva per caso, tutto è frutto di un percorso artistico coerente e appassionato».
Che ogni volta prende una nuova strada.
«Esattamente. Dopo la straordinaria esperienza con Fabrizio De André, nel 1980 è arrivato un album che svoltava come Suonare Suonare. Brani come Maestro della voce ci hanno traghettato nella forma-canzone, dopo anni di lunghe suite era il momento di dare spazio ai testi e mettere gli strumenti in secondo piano».
Poi è uscito “Come ti va in riva alla città” e Di Cioccio ha preso definitivamente in mano la band.
«Nel momento in cui ti metti a raccontare storie, qualcuno ci deve mettere anche la faccia. E in questo senso la mia era la più efficace e credibile. Quel disco era un affresco generazionale ambientato a Milano. Canzoni come Quartiere otto e Chi ha paura della notte erano brani metropolitani che raccontavano un momento in cui si fuggiva dalla periferia per conquistare il centro delle città. Film come Guerrieri della notte, Fuga da New York e Taxi Driver lo hanno raccontato bene al cinema».
Più recentemente è nata anche l’esigenza di suonare con l’orchestra.
«Sì, anche se è un sogno partito da lontano. Da ragazzi abbiamo tutti coltivato l’amore per la musica classica, ma nessuno di noi ha fatto il Conservatorio. Eravamo tutti folgorati dai quattro di Liverpool, dal beat. Ora, con 5.000 concerti alle spalle, abbiamo fatto un’incursione nelle partiture di Mozart e Verdi».
Un vero successo.
«Confesso che ci siamo proprio divertiti. Questo progetto ha partorito persino un Nabucco blues, e il pubblico ha molto apprezzato».
Anche in Giappone, Paese con cui avete un rapporto davvero speciale.
«Fin dal 1976, quando già ci premiarono con un disco d’oro. È un popolo che ama l’Italia, che ha una cultura romantica e il senso del gusto. Il loro è un amore che non ci dimentichiamo di ricambiare».
In Canton Ticino, dove vi esibite questa sera, avete moltissimi fan.
«Direi di sì. Abbiamo appena suonato con l’orchestra della Televisione della Svizzera Italiana e l’Ouverture del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini con un nostro arrangiamento è stata molto apprezzata».
A Sanremo solo grandi ospitate per celebrare Fabrizio De André e accompagnare alla vittoria Roberto Vecchioni.
«In entrambi i casi è stato un grande successo, non potremmo mai andare al Festival per metterci in gara, è un meccanismo che non ci appartiene».
Preferite il calore dei pub.
«Esatto. Ci piace ancora quello che facciamo e dopo grandi progetti e grandi location, come il Teatro degli Arcimboldi di Milano, torniamo all’energia del rock degli anni ’80 con un tour costruito su misura per i club».
Ma un commendatore al merito della Repubblica italiana come lei, nominato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2006, non ha voglia di riposarsi?
«Mai. Un pittore smette forse di dipingere?»

Maurizio Pratelli

Nella foto:
La Pfm durante un recente concerto. Sarà stasera alle 21 a Mendrisio con “Suonare Suonare: Rock & Immaginazione”

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