Inquisizione e stregoneria a Como

arrivo nuovo treno CVaravaggio di trenord alla stazione di Como San Giovanni

Da una quindicina d’anni alla stazione ferroviaria di San Giovanni a Como una scultura del maestro lariano Abele Vadacca ricorda che qui sorgevano la chiesa e il convento di San Giovanni in Pedemonte, detti così perché ai piedi delle alture della Spina Verde. Soppressa l’istituzione conventuale dalle leggi napoleoniche, anche l’edificio andò distrutto nell’Ottocento. L’idea della scultura memoriale è dello storico della chiesa comasca don Saverio Xeres, raccolta dall’associazione Iubilantes.
In primo piano spicca la figura del domenicano più celebre che transitò al convento, Pietro da Verona, noto come San Pietro Martire, figura spesso rappresentata con una mannaia nel cranio. Infatti fu ucciso in un agguato (1252) alla cascina Faraona, tra Barlassina e Seveso.
È storia provata che quel convento fosse la sede dell’Inquisizione più dura su scala nazionale. Quel truculento agguato allo scomodo priore maturò, forse per vendetta, negli ambienti dei catari lombardi. È solo uno dei molti episodi d’interesse lariano riportati nell’opera monumentale di Andrea Del Col, docente all’Università di Trieste, intitolata L’Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, pubblicata da Mondadori negli Oscar (euro 9,40). Un inquietante catalogo di esecuzioni, morti sul rogo, strangolati e fatti a pezzi. Del Col non parteggia né per i “revisionisti” né per chi accusa aprioristicamente la Chiesa di generici “genocidi”. Conscio del diverso ruolo che l’Inquisizione ha esercitato nelle varie fasi storiche.
Tanto per cominciare, nel mirino del Sant’Uffizio finirono eretici e “dissidenti” di vario tipo: riformati, ebrei, musulmani, massoni, scienziati e filosofi ,Galileo e Bruno in primis. E, «alla fine del Trecento e inizi del Quattrocento – scrive Del Col – la magia rituale e quella popolare vennero trasformate dai teologi in stregoneria diabolica, e questa mutazione genetica innescò una lotta contro streghe e stregoni».
Per la stregoneria, i dati non sono affatto unanimi: si va dal coinvolgimento di nove milioni di persone a poche decine di migliaia. Del Col cita tre donne bruciate a Lezzeno nel 1487, studia i processi promossi nel Lecchese nel 1569-1570 dall’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, «fulgido esempio di pastore» ma anche convinto fermamente «della realtà dei sabba e dei malefici». Ma intitola anche un capitolo della ricerca Le improbabili centinaia di streghe uccise a Como, testimoniando così le fonti incerte a disposizione dei ricercatori. Sarebbero poco credibili le migliaia di streghe millantate dall’inquisitore lariano Bernardo Rategno (morto nel 1511) nel suo Lucerna inquisitorum. Secondo Rategno gli stregoni, femmine per lo più, sono persone che abiuravano la fede cristiana e si concedevano totalmente al Demonio, mettendo in pericolo con i loro malefici non solo la salute delle persone, ma anche i raccolti e gli allevamenti. Rategno si basava sulle confessioni delle streghe estorte attraverso processi e interrogatori, considerando però gli avvenimenti già come reali e non come illusioni. Non di rado le accuse di appartenenza a gruppi diabolici sono vicendevoli tra le parti in causa, scrive Rategno: gli sguardi delle vecchie verso i bimbi in tenerissima età possono guastarli, le donne nel periodo del ciclo mestruale rimirandosi in uno specchio hanno il potere di macchiarlo; insomma, tutto ciò che può far apparire la donna odiosa e indesiderabile all’uomo è opera del maligno. Inoltre le streghe hanno il potere di produrre malefizi sugli animali e sulle cose. Fra Bartolomeo Spina nella sua Quaestio de Strigibus (1523) sostiene che Rategno avrebbe processato «tre nuove streghe al giorno, domeniche e feste incluse, accendendo otto roghi al mese per cinque anni di fila». «Indicazioni poco credibili». commenta Del Col. «Ugualmente gonfiata» sarebbe la cifra di 300 streghe bruciate da frà Antonio da Casale a Como nel 1514: «Resoconti per sentito dire piuttosto che dati storici accertati».
Como ebbe comunque una sede importante dell’Inquisizione, come detto dove oggi è la Stazione San Giovanni.
Altra fonte autorevole per inquadrare il tema stregoneria e inquisizione è il Dizionario storico dell’Inquisizione, curato da Adriano Prosperi, Vincenzo Lavenia e John Tedeschi (Edizioni della Scuola Normale di Pisa). Pagine di storia in cui si trovano la descrizione accurata dell’antica Diocesi lariana, delle sue 29 circoscrizioni plebane e si racconta, in base a documenti inediti, la storia dell’Inquisizione a Como e del suo tribunale a partire dal XIII secolo, dagli assassinii di Pietro da Verona e Pagano da Lecco fino alla condanna in effigie dell’ultima strega avvenuta nel 1764 che bruciò davanti alla piazza del convento domenicano. A Como c’era una sede domenicana appunto molto attiva e importante, anche se in realtà tutta l’area delle Alpi, di confine ma allo stesso tempo ricca di intrecci e culture, è stata una delle zone dove l’Inquisizione ha esercitato molto la sua attività. Di fatto, nella storia Como ha avuto sicuramente un ruolo significativo per quanto concerne il problema della stregoneria. E la stele di Vadacca è lì a ricordarlo ai viaggiatori di oggi e di domani.

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