Intrecci cosmopoliti

Esposizioni – Fino al 18 novembre a Villa Olmo (con appendice a Villa Carlotta) la collettiva internazionale “Miniartextil”
Se vale il principio per cui il buongiorno si vede fin dal mattino, la folla di collezionisti, critici, artisti e appassionati che ha assiepato ieri Villa Olmo in via Cantoni per l’inaugurazione della mostra internazionale d’arte “Miniartextil”, curata da Luciano Caramel e proposta da “Arte&Arte” di Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro, fa ben sperare.
L’iniziativa era nata nell’angusto chiostrino di Sant’Eufemia nel 1991, ed è stata spostata da San Francesco (dove abitava da anni) a Villa Olmo mesi fa, per iniziativa
 dell’allora assessore alla Cultura Sergio Gaddi. Variazione entusiasticamente condotta in porto dall’attuale assessore Luigi Cavadini. L’evento edizione 2012 ha come titolo tematico “Agorà” e mai come in questo caso l’accordo con il contenuto è totale: artisti per lo più giovani e giovanissimi di 46 Paesi che dialogano, spesso in modo dialettico per scelte estetiche e tecniche, dando vita a un organismo sempre unitario, pulsante, in cui ogni parte è essenziale al tutto pur mantenendo la propria autonomia e la propria forza. Ma soprattutto è il pubblico a essere chiamato a godere dello spettacolo in prima persona, ad “abitare” le opere, a entrare in qualche caso fisicamente in esse, ad abitarle con i sensi. Non solo la vista, che peraltro può spaziare dalla cinquantina di “minitessili” selezionati tra le centinaia in concorso fino alle grandi installazioni visibili solo per questa volta (molte saranno distrutte) nelle nove sale al pianterreno e in quella piccola bomboniera di delizie che è l’ex teatrino, dove speriamo tornino sistematicamente eventi di prosa e musica come un tempo. Giuseppe Coco, storico direttore artistico e curatore degli allestimenti, è andato a nozze superando se stesso, grazie al dialogo che moltiplica sensi e stupori tra le suggestioni dell’arte contemporanea e dei suoi materiali e lo sfondo di cornici, stucchi, ori e specchi che sono il lessico visivo proprio della storica dimora.
Non solo vista, si diceva, dato che lo spunto di partenza, l’arte tessile, è diventata a pieno titolo una delle facce di quel prisma che è l’arte contemporanea: anche il tatto e l’odorato e l’udito sono chiamati in causa. Basti pensare alla megainstallazione geniale e inquietante, tutta da scoprire, di Federico Errante, selezionato lo scorso anno da Vittorio Sgarbi per la Biennale numero 54 e presente a Villa Olmo con Soft bubble room, una stanza fatta di forme naturali (alberi ma anche teschi), tutte in guaina molle. E si pensi ancora alla aerea installazione che si gode con il naso all’insù nell’atrio di Villa Olmo, quella del texano Gabriel Dawe, Plexus n.19, un implicito omaggio alla città di Alessandro Volta, padre della pila e dell’elettricità, che celebra la luce e la sua scomposizione con archi di fili colorati da un capo all’altro della balconata neoclassica. Da visitare più e più volte, fino al 18 novembre, comprese l’appendice di Villa Carlotta a Tremezzo (anche questa è una delle tante novità di quest’anno) e la ricca programmazione di eventi culturali tra cinema, musica e architettura (www.miniartextil.it). Ingresso 7-5 euro.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
L’installazione Plexus n.19 di Gabriel Dawe (foto Fkd)

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