«Inutile l’asporto, necessari aiuti concreti». Ciceri (Confcommercio) guarda al futuro

Centro storico Como dall'alto

Riaprono i bar, si affacciano i primi clienti per gustare un caffè da asporto e così, con un semplice gesto quotidiano, la città cerca di tornare lentamente a vivere.
È però, come è giusto che sia, una ripartenza al rallentatore quella del 4 maggio a Como. L’avvio della fase 2 ha portato alcune importanti novità, a partire dalla ripresa di diverse attività lavorative, a inevitabili polemiche per quelle categorie di commercianti – su tutti ristoratori e gestori di locali, estetisti e parrucchieri – che invece sono rimasti ancora esclusi. Sul fronte dei bar, la città non ha risposto in maniera compatta. Se le vetrine alzate si sono viste con più frequenza fuori dal centro storico e soprattutto nella prima parte della città murata, più ci si avvicinava al fronte lago più i locali erano invece ancora serrati. «Sicuramente i gestori avranno fatto della valutazioni prettamente economiche. Chi per lo più ha un bar sul lago, meta in prevalenza dei turisti oggi assenti, ha forse preferito rimandare l’apertura perchè non conveniente, dovendo prevedere costi di gestione, del personale e tutto il resto», ha detto il presidente di Confcommercio Como Giovanni Ciceri. In città invece, in prossimità delle poche attività in funzione e nei pressi delle fermate dei mezzi pubblici più frequentate, in molti hanno provato a ripartire. Sempre nel rispetto delle misure di sicurezza e rigorosamente per l’asporto. E alcuni gestori, ad esempio in via Milano, hanno confermato come qualche cliente si sia fatto vedere per fare la colazione, rigorosamente servita in confezioni da asporto e messa all’interno di un sacchetto. «Ciò che importa è che questi baristi e ristoratori che certamente non possono sopravvivere con l’asporto, siano innanzitutto supportati dai cittadini responsabili e attenti nel comprendere le difficoltà di lavorare in simili circostanze e ovviamente dal Governo», aggiunge Ciceri, che spiega come ciò si debba tradurre quanto prima «oltre che in un sostegno economico, magari a fondo perduto, anche e specialmente in un intervento normativo che consenta di non dover pagare le tasse per un certo periodo. Solo così si potrà consentire a chi ha perso mesi di lavoro di poter ripartire con un minimo di prospettive». Intanto Confcommercio da ieri, in concomitanza con l’avvio della fase 2 e delle nuove, seppur parziali riaperture, ha cominciato a svolgere delle riunioni via Skype con le varie delegazioni del territorio (ieri Bellagio) per informare gli associati e rispondere ai dubbi. Infine, in base a quanto previsto dal nuovo decreto in vigore, bisogna ricordare che «le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie rimangono sospese, a esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Le attività di ristorazione potranno effettuare vendita da asporto e di consegna a domicilio. Il consumo non deve avvenire all’interno del locale, nè al suo esterno devono formarsi assembramenti», recita il testo.

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