Intervento o bandiera bianca. Il Comune decida cosa fare

La riflessione di Emanuele Caso

Sul fatto che sia più semplice indicare soluzioni ai problemi di una città stando alla scrivania della redazione piuttosto che in prima linea, sia essa il fronte dell’amministrazione o quello della sicurezza, non c’è dubbio. Ma è altrettanto certo come, proprio in ragione dei ruoli diversi tra politici, tutori dell’ordine e giornalisti, ognuno debba esercitarsi al meglio nel proprio ambito.
Se inseriamo il caso della Santarella in questa minimale riflessione, finora sembrano emergere

due indicazioni fondamentali. Le forze dell’ordine – dalla polizia ai vigili, senza dimenticare i vigili del fuoco – sono rapidamente intervenute nel momento stesso dell’emergenza, hanno garantito il ripristino delle condizioni minime di sicurezza, hanno verificato l’esistenza di reati e li hanno segnalati all’autorità giudiziaria. L’amministrazione comunale, invece, si è fatta materialmente viva – se si esclude qualche estemporanea dichiarazione nel weekend – ieri mattina per la prima volta. Al terzo giorno. Con un paio di lucchetti per un’area (di sua proprietà, come ha legittimamente sottolineato il questore) ampia migliaia di metri quadrati.
Un paio di lucchetti.
Il momento del Comune di Como, va riconosciuto, è difficilissimo. Le casse sono vuote davvero e imputare la mancata riqualificazione di tutta l’area Ticosa alla giunta Lucini, dopo 30 anni di inerzie e fallimenti, sarebbe ingiusto e scorretto. Eppure due lucchetti restano poco. Troppo poco. In primo luogo perché le foto che potete vedere in alto alla pagina – con i disperati che passano sotto le stesse reti metalliche “lucchettate” – sono impietose. E poi perché sarebbe ora che i nostri amministratori finissero di ricordarci che la città è piena di aree abbandonate e popolate da senzatetto. Questo lo sanno tutti. Si dica piuttosto come si intende intervenire (acquisti in ferramenta a parte) sul piano pratico e su quello sociale. Oppure si alzi bandiera bianca. E poi si aspetti l’evento luttuoso con lo stesso rassegnato fatalismo con cui i comaschi, dal 1980, guardano quel simbolo di incapacità politica chiamato Ticosa.

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