Irruzione skinhead nel 2017: presidio in tribunale, ma l’udienza slitta ancora

Un’immagine dell’irruzione degli skinhead tratta dal video postato su YouTube da Ecoinformazioni

È un processo nato male, quello a carico dei 13 skinhead accusati di aver fatto irruzione (era il 28 novembre del 2017) nel corso di una riunione del movimento “Como senza frontiere” (in cui si discuteva di accoglienza e di migranti) per leggere un comunicato che stigmatizzava l’attività dell’associazione.
I tredici, in piedi, gambe aperte e mani dietro la schiena, circondarono i presenti all’incontro pretendendo il silenzio e l’ascolto integrale del messaggio. Una azione «intimidatoria», come l’ha definita la Procura, che ha portato prima all’identificazione delle persone presenti a Como (grazie al lavoro delle Digos di Como, Brescia, Lodi, Piacenza, Genova, Mantova e Milano) e poi alla loro iscrizione sul registro degli indagati.
Si tratta di tredici soggetti, di cui tre residenti in provincia di Como (a San Fermo della Battaglia, a Como e a Faloppio) e gli altri in arrivo da Concesio (Brescia), Rossiglione (Genova), San Benedetto Po, San Giorgio Piacentino, Cassano Magnago (il più anziano, di 51 anni), Piacenza, Montebruno, ancora Piacenza, Castel Goffredo e, il più giovane (25 anni), da Ospitaletto.
Devono rispondere dell’accusa di violenza privata aggravata dal fatto di aver commesso l’azione in più persone riunite e, per uno degli indagati residente sul Lario, dall’aver organizzato il blitz nella sede di “Como senza frontiere”.
Il processo avrebbe dovuto iniziare lo scorso 4 dicembre ma tutto saltò per un difetto di notifica. Ieri, la scena si è ripetuta per un errore procedurale legato al fatto che dal decreto di citazione a giudizio all’udienza erano passati 57 giorni e non i previsti 60.
Le difese hanno sollevato l’eccezione e tutto è slittato nuovamente, questa volta a ottobre. Quel giorno si saprà anche dell’accoglimento o meno delle richieste di costituzione di parte civile che verranno presentate dall’avvocato Gianluca Giovinazzo per conto di 12 dei presenti quella sera al Chiostrino, ma anche da Anpi, Cgil, Associazione Luminanda, Arci, Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, tutti firmatari del manifesto della rete “Como Senza Frontiere”. Ieri tra l’altro, fuori dal tribunale in occasione dell’udienza, si è tenuto un presidio di “Como Senza Frontiere”.

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