Isola Comacina, i libri da leggere

Isola Comacina

Paolo Diacono, lo storico del regno longobardo, dedica ampio spazio all’Isola Comacina  e alle sue vicende. Ed effettivamente l’isola nell’alto medioevo costituì proprio grazie al suo sistema di fortificazioni un punto di riferimento dal punto di vista militare e strategico sia per duchi longobardi ribelli che per i re. Opportuno quindi partire per una ricognizione bibliografica sulla storia dell’isola dalla Storia dei longobardi di Paolo Diacono. L’edizione che si consiglia per rigore filologico e prestigio della collana è quella con testo latino a fronte a cura di Lidia Capo nella benemerita collezione della Fondazione Valla / Mondadori del 1992. Paolo Diacono (Cividale del Friuli 720 ca – Montecassino 799), storico e grammatico longobardo, raccontò la storia dell’invasione della penisola da parte del suo popolo e fu per cinque anni (782-786) maestro di grammatica alla corte di Carlo Magno.
L’importanza degli scavi archeologici sull’isola oggi documentati dalla raccolta dell’Antiquarium di Ossuccio è testimoniata da numerose pubblicazioni specialistiche; per una sintesi occorre riferirsi al volume L’Isola Comacina e il territorio di Ossuccio. Cronache e ricerche archeologiche negli scritti di Luigi Mario Belloni e Mariuccia Belloni Zecchinelli a cura di Donatella Caporusso edito nel 1998 da Et nella “Collana di studi di archeologia lombarda”. La storia della Comacina come accademia d’arte a cielo aperto e sfida perenne per i creativi e i conservatori dei beni culturali è nel volume L’isola degli artisti. Un laboratorio del moderno sul lago di Como di Giovanna D’Amia edito da Mimesis nel 2006. Per un’analisi puntuale dell’opera dell’architetto razionalista Pietro Lingeri occorre riferirsi al catalogo delle sue opere complete edito da Electa nel 2004 a cura di Chiara Baglione ed Elisabetta Susani, Ultima in data, del 2015, è per una ricognizione complessiva su solide basi scientifiche utilissima la guida Scoprire l’isola Comacina edita a Como da Dominioni con testi di Marina Uboldi, archeologa del museo “Giovio” di Como.

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