Istituti comprensivi, tagli più pesanti di quelli richiesti dal ministero

Secondo il dicastero romano dovrebbero essere 59 ma sono già 56
L’istruzione comasca ha tagliato più (e prima) del dovuto. Ossia, più di quanto il ministero dell’Istruzione indichi come “valore ideale”: in provincia di Como ci sono 56 istituti comprensivi, ma il numero ideale sarebbe 59. Altre province hanno 10, 20, 50, persino 100 scuole in più rispetto al numero calcolato in base alle nuove disposizioni del ministero dell’Istruzione sul dimensionamento degli istituti. Regole che, in teoria, fissano a quota mille la media provinciale di alunni per ogni istituto. E che dall’anno prossimo dovrebbero far scattare nuovi accorpamenti, per radunare sotto un unico preside le micro e miniscuole. La situazione della provincia comasca metterà nelle mani dei sindacati una carta pesante, da giocare con il ministero per impedire nuovi tagli di professori in riva al Lario.
MENO SCUOLE, PIÙ GRANDI
Razionalizzare. È questo l’obiettivo del ministero di viale Trastevere, che vuole evitare scuole “indipendenti” da poche manciate di studenti. Dal punto di vista pratico, per gli studenti cambierebbe poco o nulla, perché l’accorpamento riguarda i presidi, non comporta la chiusura delle scuole. Ma lo Stato risparmierebbe – perché dietro il termine razionalizzazione, oggi tanto in voga, c’è la necessità di contenere i costi – sulla macchina amministrativa. Se, ad esempio, oggi una scuola media e un’elementare hanno due presidi e due dirigenti dei servizi, dopo l’accorpamento un solo preside si troverebbe a governare un’unica scuola, con due gradi di istruzione e una maggiore popolazione di studenti. «Stiamo concordando con la Provincia un riassetto complessivo delle scuole nelle zone montane – spiegava il provveditore agli Studi, Claudio Merletti, a settembre – La nostra idea è formare istituti grandi e “verticali”, ossia con i diversi gradi di istruzione, che comprendano almeno mille, 1.200 studenti. L’obiettivo è partire nel prossimo anno scolastico».
LA PROVINCIA DI COMO HA GIÀ DATO
Stando ai dati emersi nei giorni scorsi da un incontro tra Provincia e sindacati, Como ha raggiunto e superato l’obiettivo del ministero ancor prima che partano gli accorpamenti. Il calcolo è semplice: se la popolazione studentesca lariana degli istituti comprensivi (59.046 alunni) venisse suddivisa in scuole da mille studenti, la provincia di Como dovrebbe avere 59 istituti. Ecco ciò che viene indicato come “numero ideale”. Como ne ha già 56, tre in meno rispetto al numero ideale. E in questo calcolo vengono anche considerate le zone di montagna, perché gli alunni delle zone montane vengono moltiplicati per due. Negli anni, quindi, l’istruzione comasca ha tagliato e razionalizzato più di quanto non voglia fare ora il ministero. Nella stessa condizione sono anche Bergamo, Brescia, Sondrio e Lecco, mentre tutte le altre province lombarde contano più istituti di quanti dovrebbero averne. Emblematica è Milano, con un surplus di 42 istituti. Per salvaguardare la capitale meneghina, l’istruzione lombarda ha spremuto come limoni le altre province. La Lombardia è una delle regioni più virtuose (solo 24 scuole in più rispetto al numero ideale), insieme con Toscana ed Emilia Romagna. Maglia nera alla Sicilia, con un surplus di 262 istituti. Ma pure il Veneto ha 63 scuole di troppo. Ancora più eclatanti i casi di alcune province del Centro e Sud Italia: Napoli ha 108 istituti in più, Bari 65, Roma 60 e Palermo 57.
LA CARTA DEI SINDACATI
«La razionalizzazione ha un senso, sia per l’amministrazione scolastica, sia per gli enti locali: è più comodo rivolgersi a un solo preside, per un sindaco, piuttosto che a tre diversi dirigenti. Detto questo – afferma Adria Bartolich, segretaria generale della Cisl Scuola di Como – dai dati risulta chiaramente che il Lario ha già dato. Ha 3 istituti in meno rispetto al numero considerato “ideale”, e l’anno prossimo probabilmente ne verranno accorpati altri 4. Forti di un’organizzazione scolastica già ampiamente razionalizzata, chiederemo con decisione qualcosa di molto semplice: stop ai tagli sui docenti e sui collaboratori scolastici».

Andrea Bambace

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