Italia aperta agli svizzeri, ma non per fare la spesa

Ponte Chiasso

Divieto di shopping in Italia. La piccola e ricca Svizzera se ne è inventata un’altra. Da oggi anche le auto targate Ti, Gr, Zh e Ag e via dicendo possono tornare a varcare il confine, anche non per questioni di lavoro. Ovvero gli svizzeri possono entrare in Italia per turismo, visite ai familiari, aprire le seconde case, accedere a servizi, ma anche cenare in un ristorante e prendere un caffè e un gelato in un bar. Ma non per fare acquisti. Di nessun genere.
Il motivo? Sembra una sorta di ripicca verso l’Italia che ha deciso unilateralmente di riaprire le frontiere con una decisione «scellerata».
Lo ha spiegato, anche con tono a tratti severo, il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, della Lega dei ticinesi, nel corso di una conferenza stampa diffusa ieri in diretta streaming. Per rincarare ulteriormente la dose, Gobbi ha detto che lui «in Italia non ci verrà». Il divieto di fare la spesa, spiegato ieri dai vertici del Cantone, ma deciso da Berna per tutta la Svizzera, è valido pure per gli italiani.
Oggi si può varcare la frontiera soltanto se si è residenti, dimoranti, o per questioni di lavoro, con un permesso di frontaliere. O in caso di gravissima necessità, come avere in Svizzera un genitore in fin di vita. Gli altri italiani che cercheranno di passare il confine per fare acquisti, cercare un lavoro, frequentare un corso di studi o per turismo, saranno respinti. Fino a quando? Almeno fino al 15 di giugno, ovvero quando la Svizzera riaprirà le frontiere con Francia, Germania e Austria. E, forse, anche con l’Italia. «Al momento solo il Liechtenstein è uscito dal rischio Covid – ha spiegato Gobbi – Non accettiamo le decisioni univoche italiane. Noi ci muoviamo un passo alla volta. È la regola del montanaro, che sa sempre dove mettere il piede in salita e anche discesa. Al momento l’unica data di riapertura verso l’Italia è il 6 luglio che, certo, potrà essere anticipata».
L’8 giugno in realtà i Cantoni torneranno a trattare i permessi di lavoro per gli stranieri e verrà consentito l’ingresso agli studenti. «Ma non vogliamo gettare tutto al vento, con una partenza falsa, dopo tanti sacrifici e rispetto delle regole – ha detto Gobbi – Serve prudenza, calma e osservazione sui contagi in Italia e in Lombardia. In provincia di Varese ci sono stati altri positivi» ha ribadito Gobbi, affiancato nel Palazzo delle Orsoline a Bellinzona dal delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino, Francesco Quattrini.
Quindi, un’altra stoccata verso gli italiani. «Anche dopo l’apertura chiederemo più controlli alle dogane – ha detto Gobbi – L’attività lavorativa in Canton Ticino ha ripreso completamente. Eppure il traffico è dimezzato, la criminalità non c’è più. C’era tanta gente che veniva dall’Italia tutti i giorni, ma evidentemente non aveva un lavoro. Oppure lavorava in nero, senza pagare tasse in Italia né in Svizzera. Questo ci deve fare riflettere molto».
Oltreconfine insomma, almeno fino a metà giugno resterà in vigore l’ordinanza attuale, con i suoi divieti, compresa la multa di 100 franchi per chi fa la spesa in Italia. Quattrini ha fatto un appello agli svizzeri di informarsi prima di intraprendere un viaggio in Italia. «In alcune regioni, come in Lombardia, sono ancora obbligatorie le mascherine – ha detto – Le sanzioni pecuniarie e penali sono molto severe. Vanno dai 400 ai 3.000 euro. Se si viene trovati con temperatura a 37,5° o con sintomi quali tosse e raffreddore c’è l’obbligo di un periodo di autoisolamento. Non è chiaro se debba essere fatto in Italia».
«Io non andrò in Italia, ma se qualcuno dovesse rientrare in Svizzera dopo un soggiorno eviti di avere contatti con altre persone» ha detto ancora Gobbi.
Per il presidente ticinese è arrivata pure la domanda di una giornalista della Tsi riguardo la possibile rottura definitiva dell’asse Bellinzona-Milano-Roma, anche in tema di fiscalità dei frontalieri.
«Il problema ce l’ha l’Italia che non ha voluto confrontarsi e accordarsi con i vicini – ha riposto – Anche l’asse Lione-Torino-Roma o Innsbruck-Bolzano vive la nostra stessa situazione. Con Francia, Germania e Austria, la Svizzera ha concordato una data di apertura, con l’Italia ancora nessuna» ha concluso il leghista Gobbi.

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