Italia strana, unita solo nell’emergenza

Il nuovo saggio di Fausto Colombo edito da Laterza
Un Paese pieno di contraddizioni, l’Italia. Che, se raccontato giorno per giorno attraverso i media (tv e giornali, ma anche canzoni e cinema) risulta ancor più strano. È da leggere e conservare in biblioteca a futura memoria – biografia culturale di un Paese che sa esprimere grandi slanci di partecipazione ma anche chiudersi a riccio nel disimpegno – il nuovo saggio di Fausto Colombo, classe 1955, lariano di origine (ha contribuito a un’emittente storica come Radio Como), docente di Teoria e Teoria e tecnica dei media
della Cattolica di Milano, dove dirige l’Osservatorio sulla Comunicazione. Il titolo del libro è Il paese leggero. Gli italiani e i media tra contestazione e riflusso ed è edito da Laterza nella collana “Storia e Società” (pp. 297, 22 euro).
Un Paese unico, l’Italia. Dove stranamente, come diceva Pasolini, il progresso c’è stato ma non accompagnato da altrettanto sviluppo. Economico, ma anche in termini di etica e di coscienza. Una somma di tanti individui, l’Italia.
«Capace di sentirsi squadra – dice Colombo – solo quando è posta di fronte all’emergenza, alla tragedia. Allora riusciamo a dare il meglio. Ed è tanto. Dovremmo imparare da questo, per coltivare la “ pars construens” che è nel nostro Dna». Gli esempi di cui pullula il libro, vera storia d’Italia “sub specie mediatica”, sono la cartina al tornasole della nostra voglia di sentirci italiani nonostante le troppe ferite e prove sopportate. Aldo Moro sequestrato dalle Brigate Rosse con la strage della sua scorta raccontata pressoché in tempo reale sulla Rai dal cronista Paolo Frajese, che inaugura così il filone della tv-verità in presa diretta.
E poi il corpo dello statista crivellato di colpi nella Renault 4 rossa.
E poi ancora Vermicino con il piccolo Alfredino Rampi invano cullato nel fondo del pozzo che sarà per lui la tomba, dalla voce della madre e dalla presenza del presidente Sandro Pertini. Il tutto, ancora una volta, in diretta tv.
Una diretta rivoluzionaria, che ha fatto storia (tanto che l’episodio è recepito anche in alcuni recenti romanzi) perché ha cambiato il modo di comunicare l’Italia agli italiani e anche gli italiani stessi.
Il loro sentirsi comunità attraverso i media. E poi ecco lo stesso ex partigiano inquilino del Quirinale a trionfare, giusto un trentennio fa, per la vittoria azzurra al Mundial di Paolo Rossi e del nostro Claudio Gentile. Un evento che Colombo non esita a definire «politico», perché sottotraccia vi legge l’Italia di allora, preda di scandali e sommovimenti politico-istituzionali di enorme portata.
«Il libro mi è costato molto tempo, circa cinque anni di lavoro – dice Colombo – E i protagonisti siamo noi, con le trasmissioni e le canzoni e i miti che ci hanno cambiato e ci hanno raccontato». E anche con le nostre miopie. «Certo, basti pensare alla “damnatio memoriae” che ha gravato sul ’68 e gli anni ’70. Il periodo della “Milano da bere”, gli anni ’80, li ha stigmatizzati come pesi inutili, dannosi anzi. Invece proprio con gli anni dell’“edonismo reaganiano” e del boom dalla tv commerciale – che pure non è stata solo intrattenimento “leggero” – è iniziato il viaggio di quel “Titanic” che è stato ed è ancora l’Italia. Allora abbiamo iniziato a scavarci la fossa, e le conseguenze le paghiamo oggi, con la terza crisi del modello di sviluppo neoliberista in pochi anni». Come uscirne? «Smettendo di credere negli stereotipi veicolati dalla comunicazione, e credendo nuovamente nella cultura e nel sapere come fattori di sviluppo trainanti, e quindi nell’educazione delle giovani generazioni. L’Italia ha tanti lati positivi: anche la rivoluzionaria scoperta del “bosone di Higgs” deve molto all’Italia che sa cooperare a livello europeo. Ed è compito dei media, e anche di chi fa informazione locale, far emergere questi valori. È una questione di scelta: volete raccontare solo l’Italia più provinciale e gretta, ossia il peggio di noi, o guardare alle energie migliori?».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La copertina del nuovo libro di Fausto Colombo

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