Jazz e lockdown, la Los Angeles di Letizia Gambi

Letizia Gambi sempre più artista internazionale. La cantante partenopea e lariana di adozione lanciata da Lenny White, il batterista famoso per aver suonato con Miles Davis nell’album Bitches Brew, e che ha Sting tra i suoi estimatori, è da tempo in America dove prosegue la sua esperienza di “cultural fusion music” che nasce dall’unione del jazz afroamericano con le sue origini partenopee.
Ora si trova a Los Angeles, dove è tornata da poco dopo una lunga permanenza a Miami, passando durante il suo tour on the road per Las Vegas, la capitale del divertimento dove solo pochi locali e alberghi sono aperti, per lo più dal giovedì alla domenica, causa pandemia.
E lavora ai nuovi progetti, coronavirus permettendo.
Fa ad esempio parte del nuovo album di Fahir Atakoglu Por Amor che fonde elementi provenienti da Turchia, Spagna, Italia, Medio Oriente, Cuba e Brasile con un immancabile tocco americano. Per il disco Letizia ha scritto “Come Musica”. Fahir che ha venduto oltre 2 milioni di dischi nella sua carriera è stato costretto come tutti a posticipare il tour mondiale.
Ora Letizia vive in attesa di capire quando potrà tornare a esibirsi e soprattutto rientrare a Como per riabbracciare la famiglia in occasione delle festività natalizie. Già programmati due tamponi, costo 400 euro, in vista del volo Air France verso l’Europa. Letizia collabora da anni con mostri sacri della musica come il citato White (tre Grammy) e Ron Carter (contrabbassista nel mitico quintetto di Davis). Come tutti i lavoratori dello spettacolo è ferma. «Abbiamo bisogno di medici, senz’altro. Ma anche di artisti che sono i medici dell’anima, per cui leggiamo un buon libro e ascoltiamo buona musica – dice al telefono Letizia – Qui è appena iniziato e finirà il giorno del Ringraziamento un lockdown di tre settimane. Anche in California teatri e cinema sono fermi. Uno scenario irreale, ho visto una Las Vegas completamente vuota, e lo stesso appare Hollywood, due luoghi che vivono di spettacolo. Ma l’America ha mille contraddizioni. Attraversi contee pro Joe Biden e altre pro Trump dove ti senti una mosca bianca se indossi la mascherina».
«Il tempo che passiamo in casa è reso più piacevole grazie al lavoro degli artisti, penso che lo abbiamo capito tutti quest’anno. Non siamo lavoratori di serie B – rimarca Letizia – Specie per noi italiani deve essere una missione, ripartire grazie alle arti. Siamo stati la culla della cultura e dobbiamo tornare a esserlo. In America ovunque vada, anche nel paesino più sperduto nel deserto, trovo sempre un riferimento al mio Paese: scritte che richiamano miti come Portofino, Colosseo. Capri».
Letizia Gambi lavora al libretto di un’opera sinfonica che era attesa in scena a New York in autunno. La firma il suo produttore Lenny White (che intanto ha a breve in programma due date a Copenhagen, in sicurezza).
«Lavoro con molta calma a questo e ad altri miei progetti artistici – dice – Non sono molto ottimista sul futuro della musica. I concerti in streaming anche se registrati al top sono sempre una frazione dell’evento live. Mandarli in rete è un costo aggiuntivo notevole se vuoi garantire una certa qualità. Certo, il digitale è il futuro, lo so bene io che vivo in California che è la patria della tecnologia. Ma è anche la patria delle diseguaglianze, come molti posti in America. Attorno ai campus ipertecnologici dotati di piscine e ogni comfort dove si progetta il futuro il presente ti sbatte in faccia tendopoli e baraccopoli improvvisate a perdita d’occhio, abitate da chi non ha casa e non ha lavoro».
Come resistere? «Recuperando il senso della comunità. Lenny ha creato su Zoom il suo “Lenny’s loft”, a inviti, dove ci troviamo a parlare di musica, suoni, arte. Si lavora insieme, si arrangiano brani, Continuiamo a tenere vivo così il nostro bisogno di musica, ogni venerdì. Lo aspetto come una manna. Lì dentro sono l’unica italiana e la seconda donna contando la moglie di Wallace Rooney, intrepido trombettista jazz morto di Covid. Non sono contro la tecnologia, ma invito a sfruttarla per quello che può darci, per restare umani. Dietro la musica, lo dico sempre ai miei allievi, ci deve essere passione, un motivo profondo. Da sola la voglia di sfondare, di avere successo, di apparire sui social, non ti porta mai lontano».

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