La baby gang di Como. La casa saccheggiata, il ragazzo lasciato senza scarpe. L’escalation partita con una rapina

Baby gang Como

L’elenco dei reati commessi è lunghissimo. Ma ha, come tutte le liste, un inizio. Siamo al primo giorno del mese di luglio del 2018, nel quartiere di Prestino.
Un ragazzo viene avvicinato, circondato e rapinato del telefono cellulare.
Un colpo di poco valore, nemmeno 70 euro, che è tuttavia il tassello iniziale di una «escalation criminale» che, come è stato detto ieri in Questura nella conferenza stampa congiunta tra Polizia (squadra Mobile e Volanti per gli interventi) e Carabinieri (Radiomobile, nucleo investigativo, compagnia di Cantù), a un certo punto ha spinto il magistrato competente di Milano ad unire i fascicoli – era novembre – e a dire «adesso basta». Sono nate così la richiesta al Gip e le successive misure restrittive che sono state eseguite ieri mattina.
Un colpo importante alla baby gang del centro città di Como era però già stato inferto il 23 ottobre scorso quanto la polizia, intervenendo su un gruppo di ragazzi che stava aprendo dei box, ne arrestò tre in flagranza di reato. Non ragazzini qualsiasi ma, secondo la squadra Mobile, tre figure di riferimento del gruppo che da quel giorno accusò il colpo e iniziò a perdere vigore. In precedenza, dal 3 di ottobre al 23 dello stesso mese, avevano compiuto ben 11 razzie tutte documentate dalle attività di indagine. Una in più dell’altro periodo “caldo” di attività della baby gang, quello tra il 23 agosto e il primo settembre, con 10 assalti.
E proprio il primo settembre si verificò uno degli episodi più noti e sconcertanti. Un componente della banda, facendo credere a una ragazzina di Como che non aveva un posto per dormire in quanto cacciato di casa, si fece consegnare le chiavi dell’abitazione.
«Noi andiamo via per il fine settimana», disse la giovane in buona fede. «Puoi dormire da me».
I genitori erano all’oscuro di tutto. Quando rientrarono nel proprio appartamento lo trovarono letteralmente saccheggiato, stravolto, umiliato.
Il gruppo arrivò ad urinare sui letti della camera.
Ogni cosa, ogni suppellettile fu distrutto.
Nessun pentimento, visto che poco dopo alcuni elementi della banda si mostravano in foto, sui social, indossando gli indumenti appena rubati dall’appartamento della ragazza.
Quello stesso giorno, non contenti, avvicinarono un ragazzo nei pressi della stazione ferroviaria di Como Lago. In cinque lo circondarono e lo rapinarono del marsupio.
A un altro ragazzo andò anche peggio: il 18 agosto, sempre in centro storico, con modalità identiche, fu avvicinato e circondato da più ragazzi. Gli portarono via tutto: soldi, cellulare, pure le scarpe.
Lo lasciarono così, scalzo e impaurito, ennesima vittima di una banda che ora ha smesso di infastidire i giovani del centro.

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