La bonifica dell’ex Ticosa è ancora al palo. Un anno fa la nuova delega all’Ambiente

L'area ex Ticosa a Como

A poco meno di un anno dall’insediamento della giunta Landriscina e dell’assessore all’Ambiente, la piemontese Simona Rossotti, tutto ancora tace sul fronte della bonifica dell’area ex Ticosa.
La conferma giunge sia dal fronte politico, ovvero dalla presidente della Provincia di Como, Maria Rita Livio, sia da quello tecnico, con il responsabile provinciale dell’Ambiente, Franco Binaghi.
La questione è purtroppo nota ai comaschi. Per completare la bonifica dell’ex Ticosa manca la famigerata “cella 3”, una porzione non irrisoria: si parla di circa 5mila metri quadrati e di costi stimati per bonificarla di due milioni di euro. Tanti soldi, troppi per le casse del Comune di Como. Ma il nodo della questione, almeno al momento, non è squisitamente economico.
Alla Provincia in realtà basterebbe un progetto di bonifica dell’area per certificare le parti dell’ex Ticosa in cui si è intervenuto negli anni scorsi e liberarle per utilizzi diversi.
È noto come il sindaco Mario Landriscina abbia espresso la volontà di realizzare quantomeno un parcheggio provvisorio nell’area di via Grandi, in attesa che venga definita la sua destinazione definitiva.
«La normativa è chiara – spiega Franco Binaghi – e non ci consente di rilasciare certificazioni parziali. Dall’altra parte, proseguono i monitoraggi della falda. Anche di recente, una nota dell’Arpa ha rilevato tracce di contaminazione. Si deve chiarire se si tratta di sostanze che provengono ancora dalla Ticosa. Ma l’aspetto principale riguarda il progetto di bonifica».
«Parliamo di un passaggio obbligato e obbligatorio – sottolinea la presidente dell’amministrazione provinciale, Maria Rita Livio – Anche durante l’ultimo confronto con il sindaco Landriscina non ho potuto che ribadire la nostra posizione. Abbiamo avuto un incontro anche con il questore Giuseppe De Angelis, perché il parcheggio nell’ex Ticosa potrebbe essere utilizzato anche dagli agenti di polizia, ma abbiamo le mani legate».
Così, mentre da una parte, sul fronte urbanistico, l’iter appare molto ben avviato, dopo il primo sì dello scorso aprile alla proposta di transazione con Multi, sul fronte ambientale la situazione è in stallo.
Nelle prossime settimane potrebbe essere direttamente il sindaco, Mario Landriscina, ad affrontare la questione.
È noto infatti come la destinazione dell’area dismessa sia particolarmente cara al primo cittadino fin dalla campagna elettorale.
La soluzione di un parcheggio entro la prossima primavera richiede però un’accelerazione decisa, proprio sulla questione ambientale. Anche perché l’area dismessa più grande della città è tornata solo da pochi mesi in gioco e potrebbe presto tornare di proprietà piena di Palazzo Cernezzi, senza il temuto strascico legale.
Un salto indietro di 36 anni, al 9 luglio 1982, quando il consiglio comunale approvò la delibera di accensione di un mutuo Ina di 7,235 miliardi di lire (circa 13 milioni di euro) per acquistare l’area della Ticosa. Sul tavolo di allora non c’era ancora la questione della bonifica della “cella 3”.
P.An.

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