LA CAMBIALE DEL SINDACO

Il commento
di Mario Rapisarda

L’ingresso di Alessandro Colombo nella giunta di Mario Lucini può sembrare, in teoria, una contraddizione in termini.
Come è possibile, si saranno chiesti in molti, che un noto e apprezzato esponente del centrodestra comasco possa diventare espressione della maggioranza di centrosinistra?
La domanda è tutt’altro che peregrina e la risposta non è ovvia. Ma, guardando in controluce gli accadimenti degli ultimi anni, è possibile azzardare una motivazione più che plausibile.
L’uscita

di scena di Stefano Bruni e del monolitico mondo di Cielle dai palazzi che contano hanno creato a Como un vuoto di potere tutt’altro che marginale. Che è stato subito riempito dall’altra metà del mondo conservatore lariano. Quello, per intendersi, che fa riferimento all’area liberale e vanta origini antiche nel tessuto produttivo e industriale. Un mondo ben radicato nei salotti che contano, in grado senza dubbio di condizionare, indirizzare e fors’anche dettare molte scelte strategiche in una città che non è mai stata, storicamente, di sinistra.
Ecco allora che Colombo può ben rappresentare la saldatura, l’anello di congiunzione fra due galassie molto lontane.
Lucini, così facendo, in qualche modo certifica la necessità di dover “spondare” su un terreno non suo, attraverso un’operazione già tentata e poi fallita con l’ingresso della commercialista Giulia Pusterla nell’esecutivo.
Adesso il primo cittadino è costretto a giocare con le carte scoperte. E tenta di affidarsi a una figura non più “di area”, ma marcatamente di centrodestra. È logico che l’ala più radicale della maggioranza alzi ora la voce per contrastare questo passaggio. Ma è altrettanto vero che l’ingresso di Colombo è diventato, per il sindaco, necessario.
Pena, probabilmente, un ulteriore, pesante scossone per la giunta. Che, a quasi due anni dal suo insediamento, non gode – per usare un eufemismo – di buona salute.
Saldare gli interessi di una parte consistente del potere comasco con la sinistra che ha vinto le elezioni (grazie soprattutto alle divisioni e ai marchiani errori del centrodestra) rappresenta, per Mario Lucini, una vera e propria cambiale all’incasso.
Non pagarla avrebbe probabilmente conseguenze dirette – e molto negative – sull’esito del suo difficile mandato.

mrapisarda@corrierecomo.it, Mario Rapisarda

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