La carenza di sale cinematografiche in città è per lo più dovuta alla mancanza di spettatori

Risponde
Agostino Clerici

Siamo di nuovo a Natale, periodo in cui un buon film è per molte famiglie un momento di intima condivisione. Ma Como è rimasta con due sole sale cinematografiche in tutta la città, l’Astra e il Gloria, che tra l’altro in questi giorni si è svenato per un nuovo proiettore digitale che gli permetterà di restare sul mercato.
Intanto vengono rilanciate periodicamente dalla stampa ipotesi quali la ristrutturazione del Politeama, piuttosto che il multisala a Camerlata fermo da anni e chissà per quanto ancora. Come mai una città come Como non riconosce il ruolo sociale e culturale che il cinema può svolgere per la popolazione? Anche per la “settima arte” la città non brilla per dinamismo e decisionismo. Anzi.
La nostra lettrice pesca male dal mazzo. Rivolge la sua domanda ad uno che non va al cinema da parecchi anni e, ciò nonostante, non avverte alcun malessere particolare o crisi da astinenza. Guardare film mi piace, ma, quando trovo il tempo, mi accontento di vederli in televisione, e bisogna riconoscere che l’avvento del digitale ha aumentato di molto la varietà della proposta televisiva con canali (anche non a pagamento) dedicati esclusivamente al cinema.
Anzi, credo che proprio a questo fenomeno di comoda fruizione di pellicole anche recenti sul piccolo schermo si debba la crisi delle sale cinematografiche. Alcune di esse negli ultimi anni sono state costrette a chiudere per mancanza di spettatori, più che per carenza di “dinamismo” o “decisionismo” sul piano culturale o politico-amministrativo.
Se devo essere onesto, al momento non vedo la necessità di altre sale, visto che quelle esistenti fanno fatica a vivere.
Comprendo benissimo che ci possa essere un ruolo sociale e culturale del cinema, ma credo anche che un simile ruolo il cinema – e tutto il mondo che ci gira attorno – debba guadagnarselo senza aspettarsi i soliti «aiuti di Stato» che oggi non hanno più alcun senso di esistere. Prima di dare soldi e sovvenzioni ai cineasti o spendere danaro pubblico per creare multisale o ipotizzare ristrutturazioni costosissime di edifici divenuti fatiscenti, forse è opportuno risolvere problemi più urgenti che attanagliano la povera gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese e il cui primo desiderio per Natale non è certo quello di andare al cinema.
Dicendo così, non voglio affatto togliere valore alla cultura, che invece considero ancora più importante in momenti di crisi economica. Ma c’è una gerarchia che deve essere rispettata, soprattutto nella gestione del danaro pubblico.
Forse è lecito sperare maggiormente nella iniziativa da parte di soggetti che possono essere particolarmente sensibili e motivati verso la “settima arte”, anche se la sperabile intraprendenza da parte dei privati è comunque legata a filo stretto all’aspettativa di un profitto economico, e non vedo affatto grandi sbocchi nemmeno per il cinema su tale terreno.
Per Natale, quindi, se si vuole proprio godere di una “intima condivisione” familiare sulle poltroncine di una sala cinematografica, è scelta obbligata affidarsi all’esistente, all’Astra o al Gloria o all’altra multisala che sta comunque alle porte della città. Como non brilla sicuramente per dinamismo e decisionismo, ma sono altri i campi – anche nel settore decisivo della cultura – che hanno la legittima precedenza nei pochi guizzi che potranno illuminare il cielo del 2014 e del 2015. Non me ne voglia la nostra lettrice, ma credo che nei prossimi mesi – e si spera non siano anni – avremo occasione anche noi di svenarci ancora, ma per qualcosa di meno romantico che un nuovo proiettore digitale?

Lorena S.

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