La Caritas di Como si oppone alla chiusura del centro migranti in via Regina
Cronaca

La Caritas di Como si oppone alla chiusura del centro migranti in via Regina

Dopo alcuni giorni di silenzio, la Caritas dice “no” alla chiusura del campo di via Regina. Il trasferimento di decine di ospiti in altre strutture italiane e la notizia sempre più pressante di un imminente smantellamento del campo, hanno provocato una chiara presa di posizione. «Non riteniamo giustificata la chiusura del campo per i migranti di via Regina, siamo sconcertati. I fatti di questi giorni hanno messo alla prova la fiducia nelle istituzioni». La Caritas di Como rompe il silenzio dopo l’annuncio dello smantellamento, entro fine anno, del centro di accoglienza di Como.
In un appello, sottoscritto da numerosi enti e associazioni, contesta una «decisione presa senza alcun coinvolgimento di chi in questi due anni ha collaborato con persone e mezzi per rendere più umana la vita al Campo».
Con o senza campo, per la Caritas, «considerata la collocazione geografica di Como continuerà l’arrivo di migranti». Una considerazione dettata dall’analisi dei fatti. «Negli ultimi due anni dalla città sono transitati circa 60mila richiedenti asilo e il centro di via Regina Teodolinda ha accolto quasi 8mila persone fra le quali oltre un migliaio di minori non accompagnati», viene sempre specificato nella nota diffusa dalla Caritas. «I migranti continuano ad arrivare – prosegue la lettera – e senza un reale impegno globale all’accompagnamento umano dei flussi, in un luogo di frontiera come il nostro è logico che i passaggi non siano destinati a esaurirsi». Quindi l’appello conclusivo, accompagnato però anche da un attacco polemico. «Il centro è stato e può essere una risorsa per il territorio pur conservando la sua temporaneità – scrivono i vertici della Caritas – Riteniamo ipocrita sfruttare le competenze di cittadini, associazioni e volontari, quando serve. Per poi invece ignorarli, non interpellarli e non ascoltarli prima di operare scelte che intaccano la vivibilità della stessa città». Parole senza possibilità di fraintendimenti. «Il campo può restare e diventare risposta a tante altre forme di povertà presenti in città, legate al fenomeno migratorio e non solo, e per le quali le istituzioni stanno sempre più delegando al solo Terzo Settore la gestione ordinaria e straordinaria», si legge.
La Caritas ricorda l’appello ad «imparare a vedere l’altro» fatto dal vescovo di Como monsignor Oscar Cantoni in occasione di Sant’Abbondio. Chiediamo alle istituzioni di non vanificare le collaborazioni fin qui maturate – è la chiusura della lettera – Chiediamo che il Campo continui dunque a svolgere il suo servizio e che sia sempre desta l’attenzione a tutti i bisogni della città e di chi la vive». Il tutto mentre le notizie, oem noto, parlano di una dismissione totale del campo entro i prossimi mesi.

15 settembre 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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