«La cimice asiatica per ora è invincibile». L’entomologo Colombo lancia l’allarme

La cimice giapponese

«Non esistono, ad oggi, strumenti efficaci per ostacolarla. Nel suo ciclo di vita è pressochè invincibile». Viene presentata così la cimice asiatica nelle parole di Mario Colombo, entomologo, professore universitario e in passato assessore in Provincia. Se questo insetto – ormai comune anche nelle case visto che con l’arrivo del freddo cerca di rintanarsi in luoghi caldi – è decisamente fastidioso per chi se lo ritrova nelle abitazioni, è invece devastante per l’agricoltura e l’ambiente. «La sua forza sta nel fatto che non si è ancora verificata, come per altre specie infestanti, una reazione ambientale in grado di eliminarla. Non sono stati individuati elementi patogeni, batteri, funghi o altri insetti in grado di debellarla e così la cimice asiatica procede inarrestabile. In base alla mia esperienza posso supporre che prima o poi emergerà qualche elemento che sarà in grado di condizionarla», spiega sempre Colombo che sottolinea come, ormai da decenni, la Lombardia così come anche altre aree d’Italia siano diventate la meta per diverse specie di insetti dannosi. «La cimice asiatica è certamente una della calamità che hanno colpito l’ambiente e l’agricoltura. Ma in passato ci sono state anche altre specie come, ad esempio, la diabrotica del mais, un insetto dannoso appunto per il mais oppure il tarlo asiatico che ha generato gravissimi problemi per la produzione di piante ornamentali in vivaio – aggiunge sempre Colombo – Decisamente più devastante comunque la cimice asiatica perché se molti degli insetti dannosi, terminato il loro ciclo vitale, sono poi spariti, quest’ultima invece si è consolidata nell’ambiente lombardo e non solo e si è integrata con tutti i problemi che ne conseguono».
Va detto che proprio nei giorni scorsi l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi ha dichiarato come la devastante diffusione della cimice asiatica richieda «un intervento immediato del Governo per istituire un fondo nazionale. Questo insetto sta devastando le coltivazioni della pianura padana e dell’arco alpino». E Regione Lombardia negli ultimi tre anni ha investito 9 milioni di euro per la prevenzione di danni calamitosi, principalmente contribuendo all’installazione di reti protettive. «Purtroppo quello delle reti è in effetti l’unico rimedio possibile – spiega Mario Colombo – Certo è che non è pensabile ricoprire di reti magari diversi ettari di terreno. Quanto messo a disposizione da Regione serve per consentire agli agricoltori di proseguire con le loro produzioni ma non a debellare il problema». E l’attenzione, oltre alle gravissime conseguenze sul fronte economico, va però «messa anche sull’impatto ambientale che non deve essere minimizzato – conclude Mario Colombo – Noi ci accorgiamo, ad esempio, della zanzara tigre perchè ci punge ma della cimice no, salvo quando ce la ritroviamo in casa. E non consideriamo i danni devastanti sia all’agricoltura che all’ambiente in cui tutti noi viviamo».

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