La Cisl: «Imprese e lavoratori remino nella stessa direzione»

Presidio alla Henkel di Lomazzo (Como) per protestare contro la chiusura dello stabilimento

Pandemia, tempo di ripartenza per tornare a riveder le stelle. Ma a patto che ci siano le condizioni più vantaggiose per tutti, data la contingenza economica che stiamo attraversando: datori di lavoro e addetti sono sulla stessa barca ed è importante che remino insieme verso una direzione che conviene a tutti e due. Da meno di un anno segretario generale della Cisl dei Laghi, Daniele Magon, classe 1966, fa i conti con una delle più gravi crisi di sistema che l’economia lariana abbia sopportato negli ultimi decenni. Una sfida epocale.
Che si supera mettendo al centro il lavoro come valore e il lavoratore come persona, come cittadinanza attiva alle prese con la spesa quotidiana. «Non c’è una ricetta univoca per riavviare il sistema. Purtroppo – dice Magon – constatiamo quotidianamente come sindacato che ai blocchi di ripartenza ci sono degli assenti. Non tutti riprendono il lavoro di prima. Abbiamo perso molti per strada, penso ad esempio a chi lavora nelle categorie del turismo e della ristorazione, penso a tanti giovani e stagionali che sono rimasti al palo. E questo non è un problema di un settore ma di tutto il tessuto economico territoriale. E qui faccio un appello proprio alla politica. Comuni e province devono smetterla di considerare un problema degli altri se vedono luci spente e serrande abbassate, È un problema per l’intera comunità».
I rimedi da mettere in campo nell’immediato sono, per la Cisl dei Laghi, «il prolungamento del blocco dei licenziamenti e un uso intelligente degli ammortizzatori sociali, che sono il pilastro che concede ancora vita a molte aziende del Comasco».
Magon coglie l’occasione di questo primo bilancio, pur non potendo ancora presentare dati definitivi, per fare un ragionamento più complessivo sulla crisi economica causata dalla pandemia sul Lario.
«Prematuro pensare ai numeri, occorre capire come l’uso degli ammortizzatori sociali influirà sul costo del lavoro e quanto caleranno i fatturati delle imprese. Ricordo però che sono già stati siglati numerosi patti per salvaguardare l’ambito lavorativo e quindi costituiscono un precedente interessante. Non speriamo che ripartenza significhi premere un bottone e tornare magicamente ai fatturati pre-crisi Covid 19. Il tempo è dalla nostra parte, per cercare di rimettere in sesto il sistema produttivo aspettando tempi migliori. L’importante è mettere in campo una politica del lavoro attiva che coinvolga più livelli e settori; amministrazioni locali ma anche politica fiscale e come dicevo prima un lavoro di squadra che non lasci indietro nessuno, anche in termini di sicurezza sui posti di lavoro. Molte aziende sono pronte a innovarsi e a investire, ma altre sono in attesa che il mercato si stabilizzi. La crisi non ci vedrà tornare come prima. È quindi l’occasione buona per capire che se il sistema delle imprese è un valore, lo sono anche le persone che ci lavorano: le aziende non possono pensare al solo profitto senza prendersi carico dell’interesse di chi ci lavora. In passato abbiamo già remato insieme, dalla stessa parte, lavoratori e datori di lavoro. E ora ci troviamo nella stessa situazione».

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