«La cravatta non è un obbligo formale», Enzo Molteni risponde a Di Maio

Luigi Di Maio si toglie la cravatta

Luigi Di Maio ha affidato allo scioglimento della cravatta l’immagine simbolo delle sue dimissioni da capo politico dei Cinque Stelle. E ha affidato a un post su Facebook il senso del suo addio al movimento con l’abbandono dell’accessorio simbolo del tessile lariano.

«Gianroberto Casaleggio – recita il post condiviso da Di Maio sul social dopo le dimissioni – per tutti gli anni in cui l’ho conosciuto, mi ha fatto un solo e unico regalo: un libro che si intitolava “L’elogio della cravatta” di Mariarosa Schiaffino, era stato colpito dal fatto che la indossassi sempre, ogni volta che andavo da lui. E mi propose di approfondire il significato del tipo di nodo, perché anche il nodo della cravatta per lui e per quel libro era comunicazione. Tutto per Gianroberto poteva essere un modo per arrivare alla gente».

Dunque prosegue: «La cravatta per molti in questi anni ha contraddistinto il mio operato da capo politico. Ora la portano tutti i miei colleghi, ma all’inizio non era così… – vanta l’ormai ex leader politico del M5S – Per me ha sempre rappresentato un modo per onorare la serietà delle istituzioni della Repubblica e il contegno che deve avere un uomo dello Stato. Oggi simbolicamente la tolgo qui davanti a tutti voi».

«La cravatta è stata troppo legata a momenti di ufficialità e serietà istituzionale, questo le ha non poco nuociuto – commenta l’imprenditore tessile Enzo Molteni – Il settore soffre anche per i continui attacchi che ha ricevuto negli anni: è stata accusata da medici inglesi di essere ricettacolo di germi, da alcuni stilisti di essere simbolo dei gangster. Non deve essere un obbligo, una regola ferrea che risponde a una norma istituzionale ma un piacere, un rito di eleganza che può concedersi chi vuole stare bene con se stesso e vuole farlo sapere al mondo».

Il settore della cravatteria vive momenti difficili: «Le sfilate preferiscono sempre più abiti informali, dove la cravatta è bandita – dice Molteni – E pensare che a Como abbiamo prodotto chilometri di tessuti per cravatteria. Non morirà mai come accessorio, ma per favore non leghiamola più a obblighi di palazzo o di etichetta».

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