La crisi dell’attività e il giallo dei due trolley

La vertenza con la multinazionale
Giacomo li usava per trasportare il contante: non sono più stati trovati
La sua fortuna Giacomo l’aveva costruita con l’appoggio della moglie, dal 2000 al 2010. Poi, in poco tempo, tutto iniziò a cambiare. I dissapori con la consorte, la nuova vita fuori casa che era appena iniziata con una ex dipendente. E, soprattutto, lo scontro con un colosso come la Shell. Già, perché il guaio più grosso per Brambilla non era il rilevare o meno l’armeria, ma la vertenza aperta contro di lui dalla multinazionale.
Scontro che aveva portato l’imprenditore a svuotare i propri conti correnti per evitare che partisse l’automatico pagamento in relazione al carburante fornito dalla compagnia.
Brambilla rispose a sua volta contestando le conclusioni della Shell e rivendicando maggiori margini sulla benzina effettivamente venduta. Dissidi che avevano portato a fissare una udienza civile a Milano per l’accertamento tecnico di eventuali debiti e crediti tra le parti. Faccia a faccia nel palazzo di giustizia meneghino che fu fissato per il 17 febbraio 2010. Un buco che per la Shell era addirittura di oltre 4 milioni di euro. Era proprio per questo che l’imprenditore disponeva di tanta liquidità: quella in arrivo dalle nove pompe di benzina che non versava in banca ma teneva in vari posti, tra cui la cassaforte dell’armeria di via Garibaldi. Il denaro, tra l’altro, veniva trasportato da Giacomo con due trolley che da allora non sono più stati ritrovati.

Nella foto:
Giacomo Brambilla in tenuta da lavoro

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